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Take Off

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VOTO: 6,5

Volere volare

Ogni anno la partnership tra l’Istituto Confucio dell’Università degli Studi di Milano, il Far East Film Festival e il Festival del Cinema Africano, Asia e America Latina, porta prima alla kermesse milanese e poi a quella friulana uno dei grandi successi cinesi della stagione. Se nella passata la scelta era caduta su Clash di Jiang Jia-chen, in questa invece è toccato a Take Off (Fei Xing Jia) allietare le platee delle due manifestazioni nostrane. Si tratta dell’ultima fatica dietro la macchina da presa di Pengfei Song, già conosciuto dagli addetti ai lavori per i precedenti Underground Fragrance e The Taste of Rice Flower, vincitori entrambi di riconoscimenti alle Giornate degli Autori rispettivamente nel 2015 e 2017.
Con il fresco campione d’incassi al botteghino nazionale, il regista di Pechino approccia a un tipo di cinema decisamente più commerciale rispetto a quanto prodotto sino ad oggi. Tratto dal romanzo di Shuang Xuetao del 2017, The Aviator, il film racconta la storia di Li Mingqi, operaio nella Cina anni Ottanta ossessionato dal sogno di volare, eredità di un padre morto in un esperimento. Insegue il suo sogno con un dispositivo autocostruito e messo alla prova da fallimenti, debiti e responsabilità familiari, l’uomo però non si darà per vinto e continuerà a inseguire l’impossibile. Con lo sfondo della trasformazione sociale cinese, mentre il Paese si apre a nuovi immaginari culturali, tra fabbrica, amore e una dance hall dal sapore occidentale, il suo desiderio di librarsi in aria diventa metafora di riscatto e tenacia.
Pengfei Song fa di questa metafora il propellente per alimentare il motore narrativo e drammaturgico di un’opera che, nelle due ore e poco più di timeline a disposizione, disegna sullo schermo le traiettorie del percorso di vita di un uomo che insegue un sogno e sacrifica tutto per trasformarlo in realtà. La mente non può non tornare al The Aviator di Martin Scorsese, dedicato alla vita di Howard Hughes, oppure al più recente The Aeronauts, nel quale Tom Harper racconta la vera storia di Amelia Wren e dell’ambizioso meterologo James Glaisher, che nel 1862 partirono per un viaggio incredibile in mongolfiera. L’ossessione per il volo e per la sfida sono le medesime che muovono anche il protagonista di Take Off, qui interpretato da un convincente Jiang Qiming, bravo come al solito a dare la giusta profondità e spessore emotive ai personaggi che gli vengono affidati. Qui, come era stato a suo tempo per La fuga dai pendii trilaterali, regala alla platea una performance intensa e partecipe, capace di aumentare la temperatura e caricarsi sulle spalle il peso dell’intero film. È lui il valore aggiunto di un film che tratta tematiche universali di facile lettura, che ruota e si sviluppa intorno alla figura centrale per guarda ai prototipi letterari dei protagonisti del sogno americano, tra luci e ombre, vitalità, capacità creativa, ma anche insicurezza, insoddisfazione per i traguardi raggiunti.
Il cineasta cinese, assecondando le pagine della matrice letteraria, lo trasporta nel tessuto socio-culturale e storico del Paese nel quale la vicenda è ambientata, ma ne fa comunque un personaggio da tragedia greca, ritratto però con un pizzico di umorismo, in preda a forti sentimenti, schiacciato da logiche inesorabili e dalla sfiducia provocata dai fallimenti umani, familiari e professionali. Si assiste alla parabola classica di una figura il cui DNA è ampiamente codificato per caratteristiche ed evoluzione tanto nella letteratura quanto nell’immaginario. Caduta e risalita, stavolta nel senso letterale del termine, sono dunque agli estremi della narrazione di un period-drama ben confezionato (da sottolineare la fotografia di Lu Songye e il lavoro dell’art director Liu Qing), dal quale però ci si aspettava molto di più sul piano spettacolare. Le scene in volo, compreso l’adrenalinico epilogo ad altissima quota e velocità, si contano sulle dita di una mano e numericamente, viste le premesse e il soggetto, sono ben al di sotto di quelle che a nostro avviso erano le reali esigenze di un prodotto nato per intrattenere.

Francesco Del Grosso

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