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Soumsoum, the Night of the Stars

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VOTO: 6,5

Disturbanti visioni

Cosa significa essere considerati degli outsider nel piccolo ambiente in cui si vive? Cosa significa avere la rara capacità di percepire ciò che, di regola, è invisibile alla maggior parte delle persone? E ancora, cosa significa avere poteri soprannaturali in gradi di rivelarci importanti informazioni riguardanti il passato e il futuro? La protagonista del lungometraggio Soumsoum, the Night of the Stars (Soumsoum, la nuit des astres), ultima fatica del regista del Ciad Mahamat-Saleh Haroun, presentata in anteprima mondiale in concorso alla 76esima edizione del Festival di Berlino, si trova suo malgrado a vivere proprio una situazione del genere. Una situazione che, inevitabilmente, porta con sé importanti conseguenze. Ma vediamo nello specifico di cosa stiamo parlando.
Kellou (impersonata da Maïmouna Miawama) ha, dunque, diciassette anni, e vive insieme a suo padre, alla sua matrigna e al suo fratellino appena nato in un remoto villaggio nel bel mezzo del deserto africano, dove non piove praticamente mai, ma, quando ciò accade, è sovente presagio di sventura. La ragazza, dunque, ha una relazione segreta con il coetaneo Baba (già promesso sposo a una sua cugina), e già per questo (oltre al fatto che sua madre è morta di parto dandola alla luce) non è ben vista da alcuni abitanti del luogo. Nessuno, però, sa che ella ha anche dei poteri, e che, tramite sporadiche visioni, può scoprire importanti informazioni riguardanti, appunto, sia il passato che il futuro. Nel frattempo, ha fatto ritorno al villaggio la quarantenne Aya (Achouackh Abakar Souleymane), l’unica a conoscenza dei poteri di Kellou, e che a suo tempo, essendo ostetrica, l’ha addirittura fatta nascere.
Come già il titolo del lungometraggio sta a indicare – Soumsoum, the Night of the Stars – v’è un particolare evento, una particolare tradizione, chiamata, appunto, “la notte delle stelle”, in cui tramite musica e danze nessuno appartiene più a nessuno, ognuno torna in qualche modo alla più pura essenza di sé stesso, e viene praticato anche l’amore libero. Chi, tuttavia, viene concepito proprio in occasione di questa notte (come è accaduto ad Aya) viene, appunto, considerato dall’intera società come portatore di sventura.
Kellou e Aya, dunque, sono quasi del tutto emarginate all’interno del contesto in cui vivono. Allo stesso modo, nessuno vede di buon occhio il fatto che la ragazza sia solita frequentare spesso la casa di Aya (l’unica, in realtà, che sembra davvero comprenderla). E attraverso una serie di tradizioni, di credenze popolari e di affascinanti rituali, ecco che il presente Soumsoum, the Night of the Stars ci regala uno sguardo privilegiato su un mondo a noi assai distante, tramite una messa in scena che non disdegna, come ben possiamo immaginare, anche qualche elemento soprannaturale.
Numerosi campi lunghi stanno a trattare le location alla stregua di vere e proprie coprotagoniste. Intensi primi piani, per contro, ben sanno focalizzarsi sulle emozioni di ogni singolo personaggio. E anche se alcuni momenti (riguardanti in particolare visioni di uomini provenienti dall’Oltretomba) possono risultare eccessivamente forzati e scadere quasi nel ridicolo involontario, ecco che il culto dei morti, ma anche – e soprattutto – la salvaguardia del mondo in cui viviamo (in cui ogni essere vivente, dalle persone, agli animali, fino alle piante, deve essere in tutti i modi tutelato) divengono le vere colonne portanti del presente Soumsoum, the Night of the Stars.
Siamo d’accordo: se pensiamo a questo lungometraggio di Mahamat-Saleh Haroun in relazione alle numerose altre opere presenti all’interno del concorso berlinese, non possiamo non considerare che esso sia leggermente meno incisivo (seppur affascinante), e talvolta anche un po’ maldestro nella sua messa in scena. Ma sta bene. Nonostante questo, la sincerità d’intenti è evidente fin dai primi minuti. E questa, si sa, non è mai cosa da poco.

Marina Pavido

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