Senza distanza

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Le relazioni pericolanti

Matrilineare
Nel ciclo lunare
Sul ritmo animale battente
Battente pulsare
Sul ritmo animale
Nel ciclo lunare
Matrilineare

“Matrilineare”, C.S.I.

Girato in appena 8 giorni. Con un budget limitatissimo e una troupe composta da pochi elementi. Sfruttando, peraltro, un numero assai limitato di ambienti per le riprese. Quello scritto, diretto e prodotto dal giovane Andrea Di Iorio potrebbe sembrare, almeno sulla carta, un oggetto filmico decisamente austero. Persino per i canoni del cinema di casa nostra maggiormente votato all’autarchia. Eppure i personaggi di Senza distanza risultano interessanti dall’inizio alla fine. E ciò lo si deve, in primo luogo, a un intelligente lavoro di scrittura, che sa trasfigurare stati d’animo e tendenze molto attuali, facendo sì che sconfinino all’occorrenza nel paradosso.

In Senza distanza, sorta di kammerspiel agreste rimodellato sui contorni di un diffuso malessere generazionale, il teatro degli eventi è un bed & breakfast alquanto isolato, che offre alcuni servizi decisamente inconsueti. In pratica le coppie più o meno giovani che si fanno sedurre dall’offerta vengono separate al loro arrivo nell’amena struttura, affinché ciascuno possa usufruire di una stanza diversa, in cui soggiornare seguendo il fuso orario della città nella quale, per lavoro o per qualche altra ragione, ha intenzione di trasferirsi. Berlino, Londra, Parigi, Pechino, giusto per fare qualche esempio. E le coppie, messe così alla prova, devono seguire un determinato regime alimentare, basato sulla loro futura destinazione, potendosi poi ricongiungere durante il giorno solo per poche ore, in uno spazio comune. Tale programma è stato pensato quale training psicologico per quei giovani la cui relazione potrebbe andare in crisi, a causa della lontananza imposta da lunghe trasferte di lavoro e da altre sofferte scelte di vita. Ma la singolare sfida cui si sono voluti sottoporre rivelerà, strada facendo, implicazioni esistenziali anche più profonde…
La presenza nell’insolito bed & breakfast di due giovani coppie è infatti destinata a subire un traumatico ma in ultima analisi salutare scossone, allorché farà la sua comparsa Gaia (interpretata da una Elena Arvigo sempre più spumeggiante, che si tratti di teatro, cinema o prodotti televisivi), emancipata figura femminile depositaria qui di una concezione meno omologata del rapporto uomo-donna, concezione che pare attingere la sua ragion d’essere da un più arcaico assetto famigliare, quello delle società matrilineari.

Al netto della povertà di mezzi ravvisabile nella struttura così “leggera” dell’opera, non sono certo poche le intuizioni cinematografiche messe a frutto da Andrea Di Iorio. Piace in primo luogo la capacità di alludere a un sentire diffuso, senza però restarvi ancorato in modo scontato, pedissequo: in filigrana si intravvedono le tare di un’Italia che lascia poco spazio ai giovani, che li obbliga a cercare occupazioni più dignitose all’estero, che li vede fragili sul piano degli affetti. Ma tutto ciò non dà mai l’impressione di essere didascalico. Al contrario, la narrazione assume sin dall’inizio quel tono straniante, conficcato però in una apparente normalità, che ci ha ricordato a tratti le forti inquietudini del cinema di Yorgos Lanthimos. E se perciò Senza distanza abbonda di simili suggestioni, pensiamo che il merito vada spartito tra la bontà dello script e la complessiva naturalezza di un cast mediamente giovane, capace di farsi carico delle istanze più genuine di questo originale racconto cinematografico.

Stefano Coccia

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