Grandi ritorni ed eredità di sangue
Kevin Williamson firma la regia di Scream 7, storico sceneggiatore e produttore delle prime pellicole, nonché creatore insieme a Wes Craven proprio dell’iconico Ghostface, che lo stesso Craven aveva portato al successo, avendo diretto i primi quattro capitoli della saga.
L’apertura, è d’uopo sottolineare, vede la solita ambientazione domestica con l’immancabile telefonata alla malcapitata di turno, e preludio di una mattanza mortale che inizia con la celeberrima domanda : “Ti piacciono i film horror?”.
La dimora in questione però è una riproduzione della Macher house, protagonista del massacro finale nel primo lungometraggio del franchise.
Il famigerato killer mascherato Ghostface è tornato, recando seco la solita curiosità, su chi stavolta indosserà i panni dell’assassino.
Il ritmo orchestrato dal montaggio di Jim Page e dal timone di regia è soddisfacente, anche la convivenza tra personaggi vecchi e nuovi dà quella percezione che la miscela funzioni.
Si riparte dai grandi ritorni, primo fra tutti quello di Sidney Prescott, alias Neve Campbell, l’iconica eroina della saga, e scream queen per eccellenza. Trasferitasi lontano dall’infausta Woodsboro, in una piccola cittadina di provincia, insieme a suo marito Mark Evans, ovvero Joel McHale, e sua figlia Tatum, cui presta il volto Isabel May, consegnerà idealmente alla stessa la sua eredità di sangue.
Le tematiche affrontate nel nuovo slasher con Ghostface, sono di enorme attualità.
Prima fra tutte un’enigmatica intelligenza artificiale, che mostra come la realtà possa essere mistificata, evidenziando i rischi che tali inganni producono, alludendo anche al pericolo che corre la settima arte, specialmente per quanto concerne l’immagine degli attori in una visione che sconfina nel metacinema.
Anche le ingerenze che hanno i media nelle vicende personali degli individui, argomento portante non solo di questo episodio, incarnate dall’inarrestabile giornalista d’assalto Gale Weathers che al solito ha il volto di Courtney Cox, sono affrontate in maniera esauriente, e capace di coniugare intrattenimento e tematiche di rilievo con grande equilibrio.
Proseguendo invece con le allegoriche staffette tra personaggi, si potrà intuire quella con le giovani leve del giornalismo televisivo ovvero Chad Meeks – Martin, che ha le fattezze di Mason Gooding, nipote di Randy Meeks, caro amico di Sidney, ucciso in Scream 2; e di sua sorella gemella Mindy, alias Jasmin Savoy Brown, giovane giornalista rampante.
Questi prossimi avvicendamenti si ha l’impressione che avranno un tratto più etico, nei giovani protagonisti, e meno ruvido, nel raccontare la cronaca, introducendo anche un modus operandi più riflessivo, sebben la smania di fare carriera resti la medesima, denunciando così la spietata competizione del sistema televisivo.
Scream 7 affronta quindi diverse tematiche e propone un mix di vecchie glorie, e nuove proposte, con uno stile tipico dei primi film degli anni novanta, che unisce però una fascia di pubblico molto ampia, tra coloro che hanno seguito la saga fin dall’inizio e chi invece più giovane si è aggregato strada facendo.
C’è tanto fan service nel film di Williamson, che rievoca omicidi e personaggi, che appaiono inoltre in maniera molto originale, in una sorta di showreel thrilling nell’acme del tesissimo e splatteroso finale.
Tra di loro ci sono Stu Macher, alias Matthew Lillard, uno dei due Ghostface del primo capitolo, David Arquette, ovvero l’indimenticabile Linus Riley, ex marito di Gale Weathers e morto nel quinto film, più Scott Foley, incarnato da Roman Bridger, e killer nel terzo lungometraggio.
Non solo facce conosciute, ma anche note musicali molto familiari riecheggiano nella colonna sonora, come la magnifica Red right hand, intonata dalla voce baritonale di Nick Cave, e presente in quasi tutti i film della saga.
Tra gli argomenti più attuali toccati da Kevin Williamson, c’è inoltre quello riguardante le violenze domestiche, e le ripercussioni traumatiche sulle vittime, che vengono segnate a vita. Scream 7 rappresenta lo slasher moderno, che pur strizzando l’occhio alla tradizione, con generose e fantasiose scene omicidiarie, resta al passo coi tempi, seppur con qualche ombra riscontrata nella soluzione finale.
Fabrizio Battisti









