Present. Perfect.

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7.0 Awesome
  • voto 7

Le formiche e lo scarafaggio

Presentato in concorso a Filmmaker Film Festival 2019, e vincitore del Tiger Award all’International Film Festival di Rotterdam, Present.Perfect. è un film fatto di solo footage preesistente, un viaggio nella nuova società cinese attraverso la rappresentazione che danno di sé gli ‘anchor’ che realizzano filmati in streaming. Si tratta della terza opera di Shengze Zhu, regista e produttrice di documentari, i cui lavori sono stati presentati nei più importanti festival del settore, come Cinéma du Réel o Visions du Réel.

Sono più di 422 milioni i cinesi che nel 2017 hanno condiviso in rete dei propri filmati in streaming. Shengze Zhu ha seguito una dozzina di questi cosiddetti anchor per dieci mesi, ottenendo circa 800 ore di materiale da montare. La selezione si è focalizzata su alcuni personaggi bizzarri, scelti tra quelli che non avevano necessariamente un seguito di folle di follower, ed evitando comunque quelli più estremi, tipo quello che mangia vermi vivi. Le prime immagini del film sono ambientate in grandi cantieri, con enormi gru al lavoro. Un inizio programmatico su un film che vuole rappresentare la nuova Cina, un’immensa società travolta dalla modernità e che ha trovato una sua chiave per elaborare questa modernità. Al tempo stesso l’incipit denota una forzatura in tal senso, come se Shengze Zhu, cinese ma che vive da tempo ha Chicago e la cui visione è comunque dal di fuori, volesse cercare quello e avesse un’impostazione preconcetta sull’impostazione del film. Il tabù di mostrare il water, esposto da una anchor è una imposizione occidentale ancora poco diffusa nel paese, mentre il film non dice nulla su quella che è la cosiddetta VPN Generation cinese, vale a dire i ragazzi che navigano e comunicano sui social vietati in Cina, attraverso programmi che mascherano l’ip domestico.

C’è un ragazzo che si dice sterilizzato, come un moderno eunuco, un danzatore che si esibisce in un goffo moonwalk, il passo di danza di Michael Jackson, c’è un ragazzo con vistose deformazioni dalla nascita, non ha per esempio le dita, c’è uno sfregiato, una ragazza paralizzata. Le loro performance in streaming sono seguite dai follower che possono dare un indice di gradimento inviando dei simboli a forma di proiettile. Ci possono essere anche dei crossover tra personaggi in chat tra di loro. Le immagini sono curiosamente in bianco e nero, mentre passano scritte in sovrimpressione colorate. Shengze Zhu vuole mantenere una qualità bassa della fotografia, tenere l’effetto estremamente dilettantesco del materiale girato, come a sottolineare il nulla, delle immagini come dei contenuti. Il punto di vista della filmmaker si può paragonare a quello di Franco Maresco, pur nella totale differenza formale, il suo sguardo su un’umanità dolente, cinico, non esente da ambiguità, ma soprattutto un bestiario di alienazione, di solitudine, di marginalità che si autorappresenta e si mette in scena. I cantanti neomelodici di Palermo e gli anchor dello streaming cinesi, che trovano riscatto nell’esibizionismo delle rispettive performance.
Shengze Zhu vorrebbe avere un approccio senza filtri, lo dichiara, lo sbandiera. Ma i filtri ci sono e la visione della Cina globalizzata, omologata nella realtà virtuale, sembra più uno stereotipo, uno schema preconcetto, ricercato e non trovato. Non a caso la parte più riuscita del film è quella degli scarafaggi e delle formiche, visti in un terrario. I primi, animali spazzini che si nutrono anche di carne morta, in decomposizione, che vanno a morire tra le formiche, per fornire a loro volta cibo e non lasciare che il proprio corpo non venga riutillizato. Una metafora della nuova Cina, brulicante di popolazione, che cannibalizza e assimila, e riassimila, tutto.

Giampiero Raganelli

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