Pepitas

0
7.0 Awesome
  • voto 7

Quando non c’è bisogno di parole

Il bello e al contempo la difficoltà della produzione breve sta nel racchiudere in pochi minuti una storia credibile, momenti di vita che facciano riflettere e/o emozionino lo spettatore. Pepitas di Alessandro Sampaoli assurge perfettamente a queste funzioni. Scritto dallo stesso regista con Renata Ciaravino (drammaturga degna di nota e sensibilità), Pepitas parla di identità, rapporti umani e di come l’arte possa farci sentire a proprio agio.
Al di là di una porta (nella prima scena), Andrea (Lino Guanciale) si sta arrabbiando al telefono con la propria madre perché non può trattenersi in casa con la nonna ipovedente (Ariella Reggio). Deve correre per l’esibizione come drag queen, ma ovviamente questa è una vita parallela che ai famigliari non si sente di raccontare. Il lavoro del regista e attore milanese (noto al grande pubblico per il ruolo di Silvano Rogi in “Camera Café”, qui al quarto progetto dietro la macchina da presa) vive di sguardi e piccoli gesti, forte della recitazione intensa e misurata dei due protagonisti, con la macchina da presa pronta a evidenziare al momento giusto le sfumature di un rapporto tra nonna e nipote in cui non c’è bisogno di tante parole o di spiegare, è già arrivato tutto, anche quando si pensa che l’altro non veda. Il corto tocca la platea di turno proprio per la genuinità dei sentimenti posti in campo ed è anche un’occasione per osservare all’opera la Reggio, fattasi amare dagli spettatori più giovani nella a serie tv Tutti pazzi per amore e che qui si cimenta con un ruolo delicato. Bisogna saper amare (e amarsi) incondizionatamente, ma non è semplice saperlo fare.
Pepitas è stato presentato in Concorso alla 14esima edizione di Cortinametraggio, festival già caro a Sampaoli, dove ha ricevuto nel 2017 per Al posto suo il premio migliori dialoghi conferito da Cinemaitaliano.info. Se ci riflettiamo, anche in quel caso, sempre con i toni della commedia, pur essendo di fronte a storie differenti (nel precedente lavoro al centro troviamo un rapporto madre-figlio e il timore del giudizio rispetto alla propria compagna), si metteva a tema la possibilità di concedersi di essere se stessi e quanto tutto ciò sia difficile ancor più coi propri cari.

Maria Lucia Tangorra

Leave A Reply

4 × quattro =