Oh! Mammy Blue

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6.0 Awesome
  • voto 6

Una botta di vita

Se vi state chiedendo se il titolo del film in questione ha qualcosa in comune con l’omonima canzone della band Los Pop Tops, che spopolò nel 1971 dando il là alla nascita del rock iberico, ebbene la risposta è affermativa. Oh! Mammy Blue è un sentito e doveroso omaggio a quel brano e ai bei tempi che furono, con il frontman Phil Trim che regala al film e al suo pubblico una folgorante apparizione nel finale.
Ma il cameo del leader del celebre gruppo madrileno non è la sola sorpresa che Antonio Hens ha deciso di riservare agli spettatori della sua ultima fatica dietro la macchina da presa, presentata in concorso al SoundScreen Film Festival 2018. Nel cast della pellicola, infatti, al timone figura un altro pezzo da novanta della storia spagnola, stavolta della Settima Arte. E quel qualcuno è Carmen Maura, musa ispiratrice e icona almodovariana per eccellenza che per l’occasione si cala nei panni di Laurie Amnesia, una vera leggenda del rock spagnolo degli anni Settanta, che vive ora in una casa per anziani tiranneggiata da una dispotica direttrice. Il nipote Jaime, che assomiglia tantissimo a Jimi Hendrix, la rifornisce di marijuana e vorrebbe coinvolgerla nella sua nuova rock band. Laura decide di aiutarlo e gli scrive una canzone per un concorso. Il suo passato è sconosciuto ai coinquilini e rimane segreto fino a quando nella struttura non arriva Juan, l’unico residente della casa con sensibilità musicale e fan di Laurie Amnesia. Per di più, il nipote di Laura (convinto di essere il discendente segreto del geniale chitarrista americano) fa di tutto affinché lei torni sulla scena. Alla visione il compito di dirci se ciò avverrà.
Musica e humour sono, dunque, gli elementi alla base del menù del terzo lungometraggio del cineasta di Cordoba che, rispetto ai precedenti Clandestinos (2007) e La partida (2013), cambia completamente rotta ripiegando sulla commedia popolare. Con l’inversione di marcia di Oh! Mammy Blue, Hens abbandona il dramma giovanile e il crime per misurarsi con una rock-comedy dal sapore nostalgico che dispensa sorrisi a buon mercato. E lo fa soprattutto nei primi due atti, decisamente più riusciti del terzo, nei quali la scrittura e la sua trasposizione offrono il meglio di sé. Quando il racconto resta confinato tra le quattro mura e il giardino della casa di cura l’ingranaggio, seppur con qualche cedimento sul fronte dell’originalità del plot (evidente più di una strizzatina d’occhio a Sister Act e a School of Rock), funziona decisamente meglio rispetto alla sortita in esterno che porterà la protagonista e l’allegra brigata all’inseguimento di un sogno comune. Maura è un’autentica forza della natura e si carica sulle spalle la pellicola sino all’epilogo, diventandone a tutti gli effetti tanto il motore portante quanto il faro che indica a tutti la strada da seguire, compreso al regista che si affida a lei sia nelle scene recitate che nei frequenti intermezzi musicali presenti nella timeline.
Il risultato è una commedia vivace e piacevole allo sguardo e all’udito che non ha altri obiettivi se non quello di intrattenere la platea di turno con una sequela di scene divertenti, animate da un pizzico di politicamente scorretto che non guasta mai. Dunque, le pretese nei confronti del film devono essere commisurate al peso drammaturgico specifico del film stesso. Registicamente parlando Hens mette da parte qualsiasi velleità stilistica, cosa che invece in passato non si era verificato, per concentrarsi unicamente sul plot e sui personaggi principali e secondari, nei confronti dei quali non si può non nutrire simpatia sin dal primo momento.

Francesco Del Grosso

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