Home Festival Altri festival No Rest for the Wicked

No Rest for the Wicked

2
0
VOTO: 7,5

Maledizioni che vengono dal mare e possibili redenzioni, sulle coste delle Isole Faroe

Le Isole Faroe, arcipelago dotato di un governo autonomo sebbene posto giuridicamente all’interno del Regno di Danimarca, esordirono nel calcio che conta con un risultato sorprendente, a livello di nazionali: vittoria per 1-0 ai danni della più quotata Austria.
Le stesse Faroe hanno invece esordito al Monster Fantastic Film Festival 2026 con un film in concorso, programmato giovedì 29 ottobre al Savoy Cityplex di Taranto, che approccia l’immaginario orrorifico con un timbro personale, indubbiamente funereo, ma non scevro da istanze libertarie e anticonformiste; tant’è che della cornice antropologica testé descritta il così plumbeo lungometraggio riproduce comunque, a margine, un sostrato assai interessante: il rapporto non completamente pacificato tra popolazione locale e danesi.

Ambientato nel 1862 presso quelle Isole Faroe presso le quali il paesaggio brullo (dove non crescono alberi, come rimarcheranno più volte i protagonisti) è preludio di una vita grama, irta di difficoltà, fondata com’è sulla pesca, sulla pastorizia e sulle incertezze di un clima spesso inclemente, No Rest for The Wicked di Kasper Kalle ci ha ricordato per certi versi analoghi film di generi islandesi, laddove l’urto tra stili di vita tradizionali e sotterranee tensione producevano un simile senso di sconforto e di orrore incipiente. Vedi ad esempio L’inverno più duro (The Damned) di Þórður Pálsson, passato recentemente su Netflix.
Qui però la persistente minaccia rappresentata dal clima rigido e le titubanze di ordine morale, riconducibili a un cristianesimo vissuto in modo ossessivo e nevrotico anche perché subentrato in modo problematico alle tradizioni norrene, si tingono di una sfumatura insolita, morbosa, straniante, giacché orientata verso un’interpretazione molto audace e moderna delle questioni di genere.
Sentiamo cosa ha da dire a riguardo il regista, Kaspe Kalle: “No Rest For The Wicked è tratto dal racconto Manor, scritto dall’autore tedesco Karl Heinrich Ulrichs nel 1884. Si tratta di una delle prime storie che affrontano senza remore il tema dell’amore gay. È una pietra miliare nella storia delle persone queer, eppure pochissimi ne conoscono l’esistenza. Il film riunisce i temi che amo affrontare come regista. La sessualità e i confini tra i generi, che sono sempre stati al centro del mio lavoro. La natura selvaggia e indomita che immortalo e che lascio diventare un personaggio a sé stante. E l’oscurità, che intreccio in una storia d’amore gay, affinché la sessualità e l’amore camminino di pari passo con l’orrore.”

Per quanto tale tema abbia indubbiamente una sua centralità, contrariamente alla piega presa da altri prodotti cinematografici “alla moda” finisce per non prevaricare il resto, lasciando invece spazio a un’indagine di più ampio respiro sui condizionamenti ambientali, sulle crudeli sfide della “wilderness” nella regione artica, sull’intrinseca forza di un mare che salvaguarda vite (attraverso la pesca) sacrificandone però altre (in quelle notti di tempesta da cui derivano pure qui affondamenti di navi e annegamenti): protagonista è comunque l’amore proibito tra un pescatore locale e un baleniere, con conseguenze di ordine soprannaturale – dopo la morte del secondo – che metteranno in crisi gli equilibri dell’intero villaggio. Interessante qui è anche lo scoglio rappresentato dal comunicare parte in danese e parte in faroese (føroyskt), oggi come oggi lingua nazionale e ufficiale delle Isole Faroe, tra i due protagonisti. Mentre quel loro rapporto che finirà per l’ordine naturale e la Morte stessa, prolungando romanticamente un amore sofferto oltre le barriere del tempo, rappresenta uno stimolante tentativo di riadattare stilemi legati al vampirismo, alla possessione e a sortilegi di varia natura, nella desolata cornice delle terre artiche.

Stefano Coccia

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

5 × 4 =