Neve nera

0
7.0 Awesome
  • voto 7

Uomini dagli occhi di ghiaccio

Argentina. 1978. In una cittadina cullata dalle montagne circostanti viene colpita da un incidente. John, durante una ordinaria battuta di caccia, compie il suo ultimo respiro davanti ai suoi fratelli, Salvador, Sabrina e Marcos. C’è chi afferma per un colpo di fucile, altri invece a causa di una valanga che si è staccata nel momento sbagliato. Quello che è certo è che quell’evento ha segnato per sempre quella famiglia. Passano degli anni e Marcos, dopo essersi trasferito in Spagna, torna in terra natia dopo la scomparsa del padre, accompagnato dalla dolce Laura in dolce attesa. L’avvocato Sepia deve parlare dell’eredità lasciata ai figli, ma c’è una novità: un’azienda mineraria vuole offrire 9 milioni di dollari per acquisire l’intero terreno che fino ad allora era sempre appartenuto a loro. Un’offerta allettante, anche in vista della nascita del suo primogenito. Tuttavia per ottenere quella somma c’è bisogno dell’assenso di tutti, soprattutto di Salvador, che non vede da molto tempo e che difficilmente tratterà per lasciare la sua attuale dimora.

Moltissimi film nella storia del cinema offrono una visione ciclica degli avvenimenti. Non è possibile lasciarsi alle spalle il tempo trascorso, perché in un modo o nell’altro questo si ripresenta davanti agli occhi dell’uomo. Neve Nera non ha inventato nulla di nuovo rispetto a quanto già visto, ma la particolarità di questo racconto sta nel mostrare in maniera fluida e impercettibile un duplice piano temporale, che si svolge tutto in un unico luogo (la casa) che sembra tenerli fissi. Lo spazio diventa il punto di incontro di questi due flussi che, grazie a un uso attento del montaggio, comunicano e dialogano con i protagonisti della storia. L’utilizzo di campi lunghi con panoramiche attorno alle selve e alle montagne imbiancate ci mostra come in quella realtà è la natura a rendere l’uomo un essere minuscolo e imperfetto. Lo stesso titolo del film gioca mediante un ossimoro, mettendo in luce due termini contrastanti per definizione. La neve è di per sé candida, pura, leggera e senza alcun tipo di gradazione. Tuttavia a contatto con la terra o, in questo caso, il sangue, i fiocchi perdono la loro bellezza e innocenza, come gli stessi personaggi creati da Martin Hodara, che non hanno mai dimenticato ciò che è successo nei freddi boschi della Patagonia.
I soggetti infatti sembrano subire gli eventi, anziché controllarli. Da quel tragico incidente i fratelli non sono più rimasti gli stessi; hanno dovuto convivere con un fardello che, col tempo, è sempre più pesante e ingombrante. L’autore, nel sottolineare il dolore che i personaggi patiscono, spesso opta per inquadrature che segnano un distacco fisico ed emotivo tra i vari soggetti. Anche quando la distanza tra i corpi è ravvicinata, come tra Marcos e Salvador in casa o tra Marcos e Sabrina in ospedale, questa vicinanza non corrisponde nell’immediato a una condivisione del lutto, sia che si tratti del padre o del fratello scomparso tanti anni fa, ma a una repulsione dell’altro per quanto è avvenuto. Sono gli occhi in questo caso a evidenziare l’impenetrabilità degli sguardi, che si completano con il paesaggio cristallino e sperduto dei boschi argentini. Solamente entrando nelle mura domestiche, i ricordi tornano in superficie, con i protagonisti che rivivono la loro turbolenta giovinezza in mezzo alla neve e che svelano gradualmente a chi guarda le pagine del loro passato. Tutto è in discussione fino al termine del film; la verità non è mai stata così fragile, che, come la neve, rischia di sciogliersi e di sparire nel nulla.

Neve Nera è un noir che, grazie alla messa in scena accurata e a una fotografia naturale che tocca gradi di tonalità freddi, destabilizza in alcune sequenze dove emerge la brutalità e la perversione dell’uomo, lontano dalla civiltà e dalla integrità.

Riccardo Lo Re

Leave A Reply

uno × cinque =