Motorway

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Il canto dei motori

Per John Nada di filmtv.it, Motorway «è un action movie tanto perfetto ed entusiasmante che ne avrebbero a dover imparare almeno il 70% dei film d’azione occidentali», con Maggie Lee di Variety che gli fa eco aggiungendo che è caratterizzato da «inseguimenti pensati per impressionare anche i palati più esigenti». E come non dare ragione a entrambi quando ci si trova al cospetto di una pellicola tanto adrenalinica quanto avvincente, capace di coinvolgere lo spettatore di turno in una serie di evoluzioni sulle quattro ruote da standing ovation. L’ultima fatica dietro la macchina da presa di Soi Cheang ha nel proprio curriculum alcune fra le sequenze più spettacolari e tecnicamente complesse dell’attuale produzione hongkonghese.
Quelle firmate dal regista asiatico, insieme al sodale coordinatore Chin Ka-Lok, sono sequenze che lasciano senza fiato il fruitore, mix perfetto di velocità d’esecuzione, ritmo, messa in scena e messa in quadro. Tutti e tre gli elementi combinati generano un cocktail esplosivo che da solo basterebbe a mettere a tacere chi nel Vecchio o nel Nuovo Continente si affanna nel disperato tentativo di portare sul grande schermo sequenze automobilistiche in grado quantomeno di eguagliare quelle offerte da Motorway. Per quanto ci si sforzi di frugare nella mente per ricordare qualcosa degno di nota, la ricerca si ferma a pochissimi risultati: dall’inseguimento sull’autostrada di Matrix Reloaded a quello con l’autobus bomba di Speed, passando per quelli che animano gran parte degli ultimi due episodi di Fast & Furious. Senza dimenticare ovviamente un cult come Driver, non a caso tra le fonti d’ispirazione alle quali Cheang ha dichiarato di aver attinto. Il film di Walter Hill rappresenta, infatti, un pozzo dal quale il cineasta hongkonghese sembra aver pescato a piene mani per provare a suo modo a dare vita a un poliziesco metropolitano iperrealistico di guardie e ladri, dove le scene d’azione e di inseguimento in automobile acquistano una potenza geometrica quasi astratta. Motorway non raggiunge le vette toccate dal celebre collega statunitense, ma in almeno tre occasioni nell’arco dei circa 90’ a disposizione vi si avvicina (la fuga dalla stazione di polizia dei due evasi a bordo della S13; la sparatoria seguita dall’inseguimento sulle colline che riporta il cinefilo a un’altra perla automobilistica made in Hong Kong che risponde al titolo di Initial D; la pirotecnica resa dei conti finale tra il parcheggio sotterraneo della banca e le banchine del porto).
Ma Cheang non si limita a strizzare l’occhio alla sola componente visiva di Driver, rivolgendo una particolare attenzione anche a quella più squisitamente drammaturgica, tanto che lo scovare assonanze e analogie nel plot del suo film con quello diretto da Hill non è impresa ardua, a cominciare dall’ambientazione quasi ed esclusivamente notturna per finire con il personaggio di Jiang, un driver leggendario al servizio del crimine, un’autentica scheggia al volante che nessuno è mai riuscito a prendere. Non ci vuole moltissimo ad associarlo al Cowboy interpretato da Ryan O’Neal nella pellicola del 1978 (o a un altro indimenticabile clone, ossia l’innominato di Drive), il miglior pilota d’auto di cui la mala può servirsi per sfuggire alla forze dell’ordine dopo un colpo. E come se se non bastasse anche qui c’è un poliziotto che lo bracca senza sosta, una giovane replica impulsiva e testarda che fa coppia con il disilluso in pre-pensionamento, entrambi costruiti su archetipi e modelli pre-esistenti. Cheang prende in prestito tutto ciò che c’è da prendere e lo fa suo. Il dejà vu è una sensazione persistente, ma visto ciò che il regista è stato in grado di mettere in quadro questa volta e in passato (da Love Battlefield a Dog Bite Dog, passando per Accident) ci sentiamo di perdonare questo peccato di gola.
Dunque, come avrete capito per quanto concerne il racconto, l’originalità non è il piatto forte del menù di Motorway, ma ciò che la pellicola di Cheang regala a livello di trasposizione vale da solo il prezzo del biglietto, in questo caso del dvd che CG Entertainment, all’interno della collana Far East Film, ha lanciato nel mercato home video nostrano lo scorso 8 aprile. Un’uscita perfetta che scalda i motori in vista dell’inizio imminente della 17esima edizione della kermesse friulana, proprio lì dove l’ultima pellicola del regista hongkonghese è stata presentata con successo due anni fa. La versione in Dvd presenta la solita cura nella confezione che và di pari passo con l’altrettanto solita qualità audiovisiva. Quest’ultima permette una fruizione ottimale dell’opera grazie alla nitidezza delle immagini e alla profondità del suono. Per quanto riguarda il comparto extra c’è da registrare una sostanziale diminuzione dei contributi, che in altre occasioni (su tutte il cofanetto Ip Man) avevano offerto all’acquirente enormi soddisfazioni. Qui viene meno l’abbondanza alla quale ci ha abituato la casa di distribuzione toscana, ma non di certo l’interesse. Ad affiancare l’immancabile galleria di trailer della già citata collana troviamo un making of di undici intensissimi minuti che ci portano sul set attraverso le testimonianze dei tecnici e degli attori coinvolti, alla scoperta del dietro le quinte delle scene d’azione.

Francesco Del Grosso

 Motorway-dvd-coverMotorway

Hong Kong – 2012 durata: 86’

Regia: Soi Cheang

Cast: Anthony Wong, Shawn Yue, Guo Xiaddong, Barbie Hsu

Lingue: Italiano, Cinese,  Sottotitoli: Italiano, Italiano non udenti

Extra: Making of, Trailer  – Distribuzione: CG Entertainment

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