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Michael

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VOTO: 7,5

Genesi di un predestinato divenuto il Re del Pop

Michael Jackson è l’emblema della musica Pop, nella sua essenza più geniale, ed epocale è la sua ascesa incorniciata in un quadro sonoro meraviglioso, la cui storia si è fatta leggenda.
Michael di Antoine Fuqua è un biopic che descrive intensamente la genesi di un’artista irripetibile attraverso un racconto intimista che fa conoscere, con estremo realismo, il suo lato più umano e sensibile.
Lo fa rivivere a livello emozionale in maniera assoluta, attraverso i suoi passi di danza e le sue iconiche canzoni, grazie soprattutto a Jaafar Jackson, nipote del Re del Pop, epico nell’incarnare il celebre zio, il cui ricordo brilla nel firmamento musicale.
Il cineasta statunitense inoltre dà corpo ad una regia senza sbavature, gestendo ottimamente la tensione tra Michael e suo padre, ottimamente portato in scena da Colman Domingo, e dimostra il suo eclettismo e la tecnica sopraffina, poiché non è nuovo a realizzare lungometraggi diversi tra loro, da The Equalizer a Training Day.

Sul grande schermo porta la drammatica storia di un rapporto conflittuale con un padre oppressivo, che esercitava soprattutto sui cinque figli maschi un’autorità tracimante nella violenza fisica e psicologica. Questi ha avuto un ruolo determinante per la peculiare fragilità del giovane Michael.
Insieme agli altri quattro fratelli già adolescenti, formava il gruppo dei Jackson 5, sfruttati dal padre stufo di lavorare nell’acciaieria di Gary nello stato dell’Indiana, che, per mezzo di loro, faceva business al fine di fuggire da una realtà povera e degradata.
Fin dalle prime esibizioni, spicca però su tutti un bambino di dieci anni, che ha già attirato l’attenzione degli addetti ai lavori. E di lì a poco i Jackson 5 firmano il primo contratto con la Motown.

Antoine Fuqua, scandaglia attraverso una particolareggiata analisi psicologica l’indole di un ragazzo che era già un predestinato. E la sceneggiatura di John Logan definisce, con l’accuratezza di un patologo dell’anima, il suo sentirsi alieno alle convenzioni e amante della solitudine, con la passione per gli animali, e per i giocattoli. Questi ultimi sono il filo conduttore che lo lega ai bambini, anche da adulto, lui appassionato della fiaba di Peter Pan è un eterno fanciullo, che va a trovare negli ospedali i più piccoli malati di cancro.
La sua attività nel campo della beneficenza è peculiare e si fa carico degli aiuti umanitari, in senso globale. Questo aspetto però viene meno nel film, infatti balza all’attenzione l’assenza di We are the world, il brano leggendario scritto dallo stesso Michael Jackson insieme a Lionel Richie e prodotto da Quincy Jones nel 1985.

Mentre i guadagni provenienti dalla musica continuano a crescere, con tutta la famiglia si trasferisce in una grande casa con un immenso giardino a Encino, in California.
Giraffe, pavoni, cavalli, serpenti e addirittura un lama popolano la proprietà dei Jackson, fin quando arriva anche uno scimpanzé.
Le scenografie mostrano una cura maniacale dei particolari, e sono fondamentali per un ulteriore comprensione della personalità di Michael, come ad esempio la sua stanza, che rappresenta una sorta di Neverland e la sua indole fanciullesca. La riproduzione fedele dei suoi abiti è un altro fiore all’occhiello che dimostra la cura con cui è stato realizzato Michael, rievocando alla perfezione il suo look iconico, diventato famoso a livello planetario.

Il ritratto di Fuqua è quello di una star amata da grandi e piccoli, e la sua consacrazione viene focalizzata nel film col suo album da solista Off the Wall del 1978, che segna il debutto nell’età adulta, con una licenza creativa matura e definitivamente libera.
Fondamentale per la sua carriera è la collaborazione con uno dei giganti della music , Quincy Jones, nel film interpretato da Kendrick Sampson,

Michael è incisivo sia sul piano psicologico che su quello artistico, potente la figura del Re del Pop, sensibile anche nell’osservare la deriva violenta nelle strade, deflagranti negli scontri tra gang costituite da ragazzi di colore.
Il suo desiderio è quello di portare la pace sulle strade, identificandosi con i giovani che vivono da sbandati.
A tal proposito scrive un altro brano ispiratissimo, entrato di diritto nella storia: Beat It, contenuto nell’album Thriller del 1982, il disco capolavoro di Michael Jackson nonché il long play più venduto al mondo. Emozionante rivivere le vibrazioni anche di Billie Jean e godere della visione di un piccolo rifacimento del geniale e indimenticabile video di Thriller. L’album consacra definitivamente l’accoppiata con Quincy Jones, che produrrà anche Bad nel 1987. E Jaafar Jackson, con l’omonima canzone che dà il titolo al disco, fa rivivere con la voce e il Moonwalker le vibrazioni di un’Artista la cui storia e il suo mito non tramonteranno mai.

Fabrizio Battisti

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