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Land of Happiness

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VOTO: 7,5

Tutti gli uomini e i nemici del Presidente

Correva l’anno 2012 quando a Masquerade, il period-drama campione d’incassi in patria diretto da Choo Chang-min, ebbe l’onore di aprire l’11esima edizione del Florence Korea Film Fest. Da allora di anni ne sono trascorsi tredici e il regista sudcoreano è tornato in quel di Firenze ospite del 23° capitolo della kermesse toscana per presentare nella sezione “K-Orizzonti” la sua ultima fatica dietro la macchina da presa dal titolo Land of Happiness.
Anche in questo caso il cineasta di Taegu ha deciso di riavvolgere le lancette dell’orologio, senza però spingersi troppo in là nel tempo come avvenuto per la pellicola che gli ha dato successo e notorietà a livello internazionale, ambientata nel 17° secolo durante la dinastia Choseon. Stavolta le lancette si fermano a quel 26 ottobre 1979, data cruciale e vero e proprio spartiacque nella storia della Corea del Sud. Siamo all’alba dell’assassinio del presidente Park Chung-Hee con il film che racconta delle vicende che hanno interessato uno degli esecutori dell’agguato: il soldato di grande carisma e rigore Park Tae-joo. Poiché coinvolto nell’omicidio per ordine del suo superiore, l’avvocato Jung In-hoo, che si occupa della sua difesa, si prodiga fino all’ultimo per risparmiare a Park una fine inclemente. Ma il colpo di Stato è ormai alle porte e la contro parte da convincere pare molto più feroce degli assassini stessi.
Choo, che della pellicola ha firmata anche la sceneggiatura, ricostruisce filologicamente e con attenzione certosina, frutto di un attento studio delle carte e degli atti a disposizione, un legal-thriller dalle venatura spy ad alto voltaggio strutturato narrativamente e visivamente come il più classico dei courtroom-drama. Le azioni e gli eventi dunque si consumano e sono circoscritti topograficamente come da regole d’ingaggio del filone chiamato in causa prevalentemente all’interno di un’aula di tribunale, con il racconto che è scandito dalle varie udienze di un processo. I riferimenti in tal senso sono innumerevoli, con una letteratura cinematografica vastissima al punto da rendere inutile una lista di titoli per rendere l’idea. Da questo punto di vista Land of Happiness ne segue alla lettera quello che è il modus operandi e attraverso i meccanismi narrativi e di messa in quadro che lo caratterizzano ha costruito un film avvincente, che a dispetto delle due ore circa di durata, non presenta cali di tensione. Sarà per questo e per il fatto che in oggetto ci sono scomode questioni militari e statali che torna alla mente Codice d’onore.
I picchi di tensione come detto non mancano e si vanno a distribuire lungo la timeline a intervalli regolari, impedendo in questo modo alla storia di avere passaggi a vuoto, ma soprattutto di sedersi ritmicamente. Merito di Choo Chang-min che non ha perso la mano ferma e l’abilità nel posizionare sempre la cinepresa nel punto giusto, unendo l’estetica alle esigenze dello script, dei personaggi e degli attori che li interpretano come avvenuto anche nel precedente Seven Years of Night. Tra questi ci sono due autentici fuoriclasse come Jo Jung-suk e il compianto Lee Sun-kyun, rispettivamente nei panni dell’avvocato e del soldato accusato dell’omicidio, che con le loro sontuose performance alzano l’asticella rendendo le singole scene emotivamente incandescenti.

Francesco Del Grosso

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