La cella 0

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8.0 Awesome
  • voto 8

La stanza degli orrori

Ci sono film la cui visione fa male, male come un pugno potentissimo sferrato con precisione diritto alla bocca dello stomaco, tanto forte da lasciare lo spettatore di turno senza fiato. La cella 0 è uno di questi. Il documentario diretto da Salvatore Esposito, meritatamente premiato alla 13esima edizione del Salento Finibus Terrae Film Festival come miglior cortometraggio della sezione Diritti umani, scaraventa senza pietà il fruitore nell’omonima stanza degli orrori del carcere di Poggioreale di Napoli, luogo dove venivano seviziati i detenuti, alcuni dei quali, “forse”, fino alla morte (vedi il caso di Federico Perna).
Per la prima volta alcuni ex detenuti decidono di raccontare la loro personale esperienza delle violenze subite nel penitenziario, proprio all’interno di quella stanza. A raccogliere le loro testimonianze troviamo il regista e fotografo partenopeo che con la macchina da presa mette insieme le parole, i ricordi e i gesti per restituire sullo schermo gli interminabili atti di terrore e violenza vissuti dai protagonisti. Il risultato è un viaggio mnemonico di andata e ritorno giù all’inferno, un inferno terreno che si trovava al piano terra della prigione napoletana. Non ci torniamo fisicamente, ma è come se quelle parole e quei ricordi, che sono lacerazioni ancora aperte nel corpo e nalla mente degli intervistati, fossero il presente e non più solo un passato gettato dietro le spalle una volta scarcerati. La coralità del racconto e la potenza evocativa dei loro racconti materializzano davanti agli occhi immagini di una violenza che ci sembra di rivivere con coloro che l’hanno subita. Il processo di catarsi diventa inevitabile e non può non prendere il sopravvento generando un mix doloroso e straziante di emozioni, sensazioni e paure. Esposito non ha avuto bisogno di mostrare, ma è come se lo avesse fatto, semplicemente piazzando l’obiettivo davanti ai volti ancora segnati di coloro che con coraggio hanno deciso di parlare e soprattutto di ricordare.
Secco, veloce, incisivo, spietato e senza filtri, La cella 0 è una mini inchiesta documentaristica che in soli tredici minuti non ha timore di dire e di sconvolgere lo spettatore, parlando di abuso di potere, di omertà, di violazione dei diritti umani e delle condizioni delle carceri italiane. Il tutto attraverso un linguaggio semplice e diretto che non ha bisogno di particolari punteggiature visive o stilemi per raggiungere lo scopo prefissato, ossia quello di denunciare cosa accadeva in quella stanza, dando voce a coloro che per troppo tempo hanno dovuto tacere. E davanti a certe foto o racconti è impossibile non ritornare con la mente a Taxi to the Dark Side di Alex Gibney o a Road to Guantanamo di Michael Winterbottom, ma soprattutto alla tremenda storia di Stefano Cucchi raccontata da Maurizio Cartolano nel suo 148 Stefano mostri dell’inerzia.

Francesco Del Grosso

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