Inuyashiki

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Vecchio, diranno che sei vecchio

Da anni ormai abbondano nel cinema giapponese gli adattamenti live action delle vecchie serie animate o di qualche manga di successo. I risultati possono essere validissimi come anche deludenti. Tra le versioni più esaltanti con le quali ci si è confrontati in tempi più o meno recenti, si potrebbe ad esempio citare 20th Century Boys, trilogia diretta da uno Yukihiko Tsutsumi ispiratosi nella circostanza al manga, divenuto ben presto di culto, precedentemente pubblicato da Naoki Urasawa; oppure Space Battleship Yamato, il bell’adattamento che Takashi Yamazaki ha realizzato non molti anni fa di un popolare cartone animato, arrivato anche in Italia nel 1980 con il nome Star Blazers. Nel caso di Inuyashiki abbiamo poi di fronte uno “specialista” di tali trasposizioni, nel senso che il regista Soto Shinsuke, da sempre votato all’esplorazione delle tecniche e dei generi cinematografici, l’universo fumettistico nipponico lo aveva già affrontato con successo firmando gli adrenalinici Gantz – L’inizio e Gantz Revolution: Conflitto Finale.

Pur avendo noi apprezzato questi precedenti lavori, la visione di Inuyashiki ci ha lasciato molte più suggestioni, anche per via di un (anti)eroe davvero fuori dagli schemi: a trasformarsi in un cyborg dagli straordinari poteri, in seguito all’accidentale contatto con creature aliene, è infatti il bonario Inuyashiki, anziano impiegato già vicino al pensionamento ma con problemi di salute sempre più gravi, vessato per giunta da famigliari intrattabili. I superpoteri, però, non sono stati concessi soltanto a lui. Suo naturale antagonista è infatti il disadattato, anaffettivo Shishigami Hiro, adolescente dalla bellezza algida che, al contrario del saggio Inuyashiki naturalmente portato alla compassione e ad aiutare gli altri, sfrutterà le sue nuove doti per mettere in discussione la morale comune e minacciare la popolazione giapponese attraverso atti distruttivi ed eccidi sempre più furenti, spietati, feroci.
Insomma, in un film come Inuyashiki l’indubbia spettacolarità delle situazioni non è disgiunta da riflessioni etiche, che si avvalgono dell’agire dei protagonisti per puntare i riflettori su categorie differenti, quali possono essere empatia, superomismo, senso della collettività; facendo rientrare poi tutto nell’alveo di accesi conflitti famigliari e verrebbe da dire persino generazionali, vista l’insolita differenza d’età tra i duellanti di turno. La spiccata solidarietà di Inuyashiki da un lato, lo sconcertante nichilismo di Shishigami dall’altro. E così, accompagnando uno schema narrativo e una contrapposizione di caratteri non così dissimile, volendo, da quanto sperimentato da M. Night Shyamalan in Unbreakable – Il predestinato, prende forma uno scontro godibile nelle sue più epidermiche manifestazioni, coraggioso nell’alludere a certe tare ben visibili nella società giapponese contemporanea.

Stefano Coccia

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