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Il tempo di Anne

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VOTO: 6

Ritorno al nido

Gli anni passano per tutti, anche se la Settima Arte ha il potere di consegnare all’eternità sia te che un personaggio che hai interpretato poi divenuto iconico. É il caso di Sophie Marceau, che proprio con la “Vic” de Il tempo delle mele conobbe la popolarità. Da quel film e dal suo sequel di stagioni ne sono trascorse con l’attrice parigina che nel frattempo ha continuato a vestire maschere diverse. Nel corso della carriera è periodicamente tornata a vestire i panni di personaggi che in qualche modo ci hanno consciamente o inconsciamente, volutamente o no, riportato la mente a quello del celebre cult degli anni Ottanta. Uno su tutti è la Anne di LOL – Il tempo dell’amore (del quale esiste anche un remake in lingua inglese), nel quale interpreta la madre divorziata di una sedicenne inquieta nella Parigi dei primi anni Duemila. Già all’epoca, ossia nel 2009, in occasione dell’uscita del film diretto da Lisa Azuelos, noi e tanti come noi avevano immaginato che Anne fosse un’evoluzione di “Vic”, una sua proiezione futura, cresciuta, maturata e divenuta donna e madre. La medesima sensazione che abbiamo provato anche ora che diciassette anni dopo l’abbiamo vista tornare a interpretare quel ruolo in LOL 2.0. E non è un caso che il titolo scelto dalla Europictures per la distribuzione nelle sale nostrane il 15 ottobre 2026 giochi ironicamente con quello della pellicola del 1980, ossia Il tempo di Anne.
Ritroviamo la protagonista nelle vesti di una cinquantacinquenne in splendida forma e con il fascino magnetico intatto mentre si gode la sua nuova indipendenza dopo che i figli sono usciti di casa. La sua quiete però finisce quando la figlia ventitreenne Louise torna a vivere da lei dopo una delusione amorosa e lavorativa, e il figlio Théo le annuncia che sta per diventare nonna. Sullo sfondo c’è sempre la Ville Lumière, quella dei giorni nostri, con Anne in procinto di avere un nipotino, che si ritrova così sospesa tra quello che era e quello che non è ancora, obbligata a ripensare il proprio ruolo di madre. Anne è chiamata a ridefinire equilibri, desideri e priorità, senza rinunciare alla propria libertà e alla propria identità. Vitale, ironica e determinata, affronta il tempo che passa con la forza di chi è ancora pronto a sorprendersi, reinventarsi e immaginare nuove possibilità.
In questo secondo atto, la regista e sceneggiatrice francese parla di legame tra madre e figlia, ma anche di relazioni, amicizie, desiderio di indipendenza e inevitabili ritorni a casa. Il tutto passa attraverso una semplice contrapposizione tra età e modelli diversi, partendo da anni e generazioni segnati e immersi nei social network. La pellicola è dunque la proiezione futura del precedente capitolo, nella quale assistiamo all’evoluzione di due donne in trasformazione e al tradizionale scontro/incontro, che fa da trampolino e spinta propulsiva per trattare le tematiche universali di cui sopra. Insomma nulla che dal punto di vista dei contenuti e delle dinamiche narrative e drammatugiche non si sia già visto e ascoltato al cinema, ma che in Il tempo di Anne viene affrontato con la giusta dose di leggerezza e ironia, con quel poco che basta a portare sullo schermo una commedia familiare e romantica sorretta dagli strumenti e dagli stilemi classici delle tonalità di riferimento, oltre che dalle efficaci performance attoriali di Thaïs Alessandrin (nei panni della scombussolata Louise) al fianco di Sophie Marceau.

Francesco Del Grosso

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