L’ombra del trauma tra civiltà e istinto primordiale
Andrea Corsini esordisce al timone di regia con Ferine, film tratto dal suo omonimo e acclamato cortometraggio del 2019, in uscita nelle sale dal 5 novembre 2026 a distanza di quasi un anno dall’anteprima mondiale alla 35esima edizione di Noir in Festival.
La storia vede protagonista Irene (Carolyn Bracken, che ben aveva figurato anche nell’horror Oddity), una facoltosa collezionista d’arte la cui esistenza scorre apparentemente senza acuti, quando improvvisamente viene sconvolta e frantumata da un tragico e brutale evento che le porterà via quanto di più caro.
Questo innescherà in lei un risveglio violento e primordiale: la sua perdita oscurerà la sua razionalità, in una discesa agli inferi che le farà rigettare ogni convenzione sociale, allontanandola in maniera progressiva e costante dalla civiltà. La sua trasformazione interiore la assimila a ad un predatore feroce, che obbedisce solamente all’istinto di sopravvivenza e ad uno spiccato senso materno che tracima in un sentimento atavico e selvaggio.
Irene è un vero e proprio animale che si ciba della carne delle sue prede, e la sua strada si incrocia inesorabilmente con quella di Dama (Caroline Goodall), una figura ambigua che si dedica al traffico di animali esotici. Tra le due si scatena una tensione inevitabile che tracima in una caccia senza quartiere, la quale si snoda attraverso il territorio urbano e industrializzato della Pianura Padana.
Le atmosfere sospese e cupe sono cariche di tensione. Le location, che variano tra la casa di Irene — frutto di una ricerca architettonica nel gotico moderno — e gli ampi quanto desolati parcheggi dei centri commerciali, rendono perfettamente il paradosso e il contrasto tra la natura raffinata della collezionista d’arte pre evento tragico e la trasformazione subita, che l’ha precipitata in un vuoto esistenziale deflagrato in una bestialità ancestrale.
Il regista con Ferine rievoca suggestioni vicine a The Woman di Lucky McKee (2011), ma Corsini tratteggia paesaggi industriali e cupi all’interno di un horror psicologico che, nella fotografia curata da Fabrizio La Palombara, racchiude elementi horror capaci di intersecarsi con la miglior tradizione del cinema di genere italiano. Ne rinnova tuttavia lo stile, rendendolo più autoriale, ma al tempo stesso rivendicandone orgogliosamente le influenze, amplificate proprio dalla colonna sonora di Pino Donaggio.
Una menzione speciale spetta a Carolyn Bracken, davvero magnetica la sua interpretazione: regge su di sé un film che esprime nella trasformazione psicologica il trascendere nella fisicità animalesca, affidando al solo linguaggio del corpo, lo sguardo muto e il respiro pesante e minaccioso del predatore l’essenza di una storia malsana ed efficacemente disturbante.
Andrea Corsini in Ferine affronta il tema del lutto in maniera personale, rielaborando in chiave horror ciò che una sofferenza devastante risveglia interiormente in un essere umano, incapace di reprimere i propri istinti. Ma, ancor più coraggiosamente, l’opera mette in luce la volontà di volerli assecondare, nel rifiuto allegorico di una società falsa tenuta in piedi solo da vuote e ipocrite convenzioni.
Fabrizio Battisti









