Home AltroCinema Documentari Il lato grottesco della vita

Il lato grottesco della vita

571
0
VOTO: 8

Straordinarie epifanie tra i Sassi di Matera

Per la prima presenza di CineClandestino quale “web media partner” al Premio Sergio Amidei non poteva esserci “battesimo del fuoco” più paradossale, ma, al contempo, stimolante. Ebbene sì, il primo contatto con la manifestazione cinematografica goriziana, tradizionalmente votata a celebrare il ruolo della sceneggiatura, è avvenuto con una documentarista: Federica Di Giacomo, di cui avevamo particolarmente apprezzato, su queste pagine, lavori come Liberami e Coppia aperta quasi spalancata. Proprio Liberami è stato proiettato al Kinemax di Gorizia nella prima giornata del Premio Amidei, assieme a un esordio datato 2006 e assolutamente da riscoprire: per l’appunto, Il lato grottesco della vita. E dalla comparazione di queste due (come di altre) opere da lei realizzate, qui emblematicamente inserite nella sezione “SGUARDI INDIPENDENTI”, esce fuori una verità tanto incontrovertibile quanto lapalissiana, ovvero che la scrittura di un documentario può essere meritevole di analisi approfondite non meno delle opere di finzione, nel suo andare talora incontro a soluzioni estremamente creative, pregnanti, rivelatrici.

Venendo al dunque, Il lato grottesco della vita nasce dal casuale incontro della regista con alcune guide non autorizzate di Matera: una singolare epifania, tra i celebri Sassi. Sono infatti costoro personaggi quasi indescrivibili. “Storyteller” lucani dalla fervida immaginazione. Figli del sottoproletariato locale divenuti Maestri nell’arte di arrangiarsi. Disinvolti manipolatori della verità storica a uso e consumo di sbalorditi turisti. Vicini nella loro dimensione più intima alla fede cattolica, cui si accostano con un fondo di creduloneria popolare che fa quasi tenerezza.
Questo sostrato antropologico pulsa di vita nel film di Federica Di Giacomo. Più in particolare attraverso l’eloquio “sui generis” e le fantasiose ricostruzioni storiche del protagonista prende forma in immaginario distorto, surreale, che da un punto di vista meta-cinematografico finisce quasi inconsapevolmente per rispecchiarsi nell’immagine acquisita negli anni da Matera stessa; una città, cioè, che pare postulare una continua trasfigurazione essendo stati scelti i Sassi quale set naturale di pellicole importanti, vedi Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini o La Passione di Cristo di Mel Gibson, in lui la Lucania di oggi viene tranquillamente spacciata per la Galilea di svariati secoli fa.

Cosa che abbiamo scoperto irritare molto i “puristi”, ma che ci lascia enormemente compiaciuti, la regista nel processo di creazione del documentario ha poi l’abitudine di muoversi con due videocamere, una affidata a lei e l’altra al direttore della fotografia, il che in momenti cruciali delle riprese le consente non soltanto di diversificare i punti di vista rendendo poi al montaggio tutto più naturale, fluido, scorrevole, ma anche di cogliere all’istante determinate suggestioni, ottenendo così una possibile, parziale drammatizzazione di eventi che si vanno a caricarsi ulteriormente di senso.
Tale è ad esempio il bizzarro, pittoresco botta e risposta tra Silvio Berlusconi e uno dei protagonisti, colto con grande prontezza dall’autrice durante un comizio elettorale di Forza Italia, in cui la dibattuta questione del “ponte sullo Stretto” acquista, come molte altre parti del film, toni da teatro dell’assurdo. Non meno mirato è l’utilizzo, peraltro assai parsimonioso, dei materiali d’archivio. Questi compaiono sostanzialmente all’inizio, con la riesumazione di un vecchio filmato in bianco e nero, che mostra in modo disinvolto e leggero il modus operandi di alcuni bambini di allora, reinventatisi quali giovanissime guide turistiche.

Su questo aspetto abbiamo posto di persona una domanda alla regista, durante il Q&A on il pubblico: “Ci hanno molto incuriosito le scene poste all’inizio, evidentemente datate e costruite su materiali di repertorio: ne sono protagonisti alcuni bambini, piccole guide del tempo che fu e ‘fabbricanti di storie’ al pari degli adulti che compariranno in scena più avanti. Ecco, ci siamo subito chiesti come sia nata la scelta di creare così un ponte, ben diverso dall’improbabile ‘ponte sullo stretto’ su cui si ironizza in altre parti del film, tra il presente e il passato di Matera, tra “fabbricanti di storie’ vecchi e nuovi – che poi volendo potrebbero essere anche gli stessi, cresciuti -, tra scene girate oggi e immagini facenti parte di un materiale d’archivio che immaginiamo più ampio di quello mostrato nel documentario.”
Così ci ha risposto l’autrice: Beh, io ho messo quel repertorio proprio perché, parlando coi protagonisti del film, loro mi raccontavano che sin da piccoli facevano le guide. Moltissimi di loro facevano già le guide. E perciò io mi recai alle Teche Rai, mi misi a cercare e trovai Paese sera, questo programma che faceva la RAI negli anni ’60 e ’70, dove c’erano cose meravigliose. C’era la prima autista di autobus di Matera, c’erano cose davvero poetiche. Non trovai moltissimo materiale sulle guide, ho rintracciato giusto quello che vedete nel film. E la cosa interessante è che ancora adesso loro m’hanno lasciato il dubbio se il bambino di quel vecchio filmato sia lui, il protagonista, oppure no. Non è mai stato chiarita la questione. Per quanto mi riguarda però è come se fosse stato lui, perché si sa che erano proprio quei ragazzini buttati lì nei Sassi, senza istruzione e senza niente, ad aver intrapreso tale strada. Per noi, insomma, l’associazione è stata immediata, ci si augura che lo sia anche per lo spettatore”.

Stefano Coccia

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

uno × 1 =