Granite & Chalk

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Undercover

Nomi in codice: Granite e Chalk. Questi due misteriosi personaggi figurano spesso, in alcuni documenti ufficiali desecretati di recente, quali informatori dell’Impero Britannico infiltrati presso gli Irish Volunteers, la milizia animata da sentimenti patriottici che a Dublino sarebbe stata poi protagonista dell’insurrezione del 1916. Ne deriva che Granite & Chalk sia anche il titolo di una delle opere più sorprendenti, tra quelle scelte dall’Irish Film Festa per commemorare il centenario dell’Easter Rising, fase importantissima per quanto dolorosa della lotta compiuta in Irlanda per ottenere la libertà, l’affrancamento dal dominio britannico.

Scritto e prodotto dalla giornalista Naomi O’Leary, diretto da Patrick Hodgins, Granite & Chalk è un singolare documentario a tecnica mista che si avvale anche dell’elegante animazione di Stephen McNally, per raccontare un episodio misconosciuto della ribellione organizzata in Irlanda mentre nel resto d’Europa imperversava la Prima Guerra Mondiale (e tanti giovani irlandesi si sacrificavano inutilmente per la corona britannica, andando a morire nelle trincee); un episodio, questo, di cui fino a poco tempo fa si sapeva pochissimo e rispetto al quale ancora adesso rimangono diversi punti oscuri, ma che potenzialmente aveva le carte in regola per sabotare l’Easter Rising e quindi il processo che a breve avrebbe portato l’Irlanda all’indipendenza.
Sul conto dei fantomatici Granite e Chalk le informazioni sono tuttora scarse, limitate, di uno dei due non si sa nemmeno con certezza se fosse un uomo o una donna. Quello che però è emerso dai documenti di un alto ufficiale della polizia politica all’epoca attivo a Dublino, documenti che il funzionario stesso seppe tenere nascosti per decenni così da proteggere l’identità dei suoi vecchi informatori, conferma e rafforza un’idea: quella che le autorità britanniche fossero a un passo dall’intercettare il piano completo dei ribelli e che in tal modo avrebbero potuto prevenirne le azioni, bloccandole sul nascere. Se poi ciò non sia avvenuto per questioni di lentezza e incapacità, da parte degli stessi apparati militari, di polizia, o se le informazioni raccolte fossero troppo poche per passare all’azione, il che farebbe sospettare persino una sorta di “doppio gioco” da parte di quegli agenti undercover dal background così incerto, oscuro, corrisponde a un aspetto della vicenda mai completamente chiarito.

Fatto sta che lo script di Naomi O’Leary e la regia di Patrick Hodgins rivelano una certa arguzia, nell’introdurre tali domande in questa breve, ma già labirintica ricostruzione. Un cortometraggio, insomma, in cui ricerca storiografica ed elementi di suspance si fondono mirabilmente. E oltre alle sequenze animate dal taglio sfuggente, che contribuiscono a creare un determinato mood, interviene anche l’appropriatissimo, empatico commento musicale di Hugh Rodgers, in funzione di tale risultato.

Stefano Coccia

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