Home Festival Altri festival Golpes

Golpes

122
0
VOTO: 7,5

La legge (non) è uguale per tutti

A riempire l’ottava e ultima casella del concorso internazionale del Noir in Festival rimasta scoperta il giorno della conferenza stampa della 35esima edizione della kermesse milanese in quel di Palazzo Marino lo scorso 20 novembre, è stato chiamato Golpes di Rafael Cobos, entrato last minute in corsa per la vittoria del prestigioso Black Panther e presentato al Cinema Arlecchino a distanza di 48 ore dall’uscita nelle sale spagnole.
Opera prima di un autore molto noto come creatore di serie di successo come Anatomia di un istante, ma anche sceneggiatore di film di qualità come 7 Vergini, La isla minima, Prison 77! e Los Tigres, racconta il lungo viaggio tra legalità e crimine di due fratelli legati da sempre. Figli di un prigioniero politico dell’era franchista, i destini di Migueli e Sabino si dividono già negli anni Ottanta: il primo finisce in prigione per rapina, il secondo si arruola in polizia. Quando Migueli, scontata la pena e torna a Siviglia, Migueli si riunisce alla sua vecchia banda e insieme compiono una serie di rapine: filiali di banche, gioiellerie, persino il primo casinò della zona. La missione non è affatto semplice: la polizia, infatti, ha assegnato il caso a suo fratello Sabino, che conosce perfettamente il suo modo di pensare. Migueli, però, non si ferma, è determinato ad andare fino in fondo.
Arrivato tardi alla regia, Cobos firma da cinquantenne un esordio di buona fattura che proprio nella solida architettura narrativa e drammaturgica ha uno dei suoi punti di forza. E non poteva essere altrimenti data la qualità degli script per il piccolo e grande schermo da lui firmati in passato, che hanno permesso ai colleghi ai quali sono stati affidati di poter contare su delle ottime basi di partenza. Del resto si sa che se le radici sono forti, la pianta e i suoi frutti cresceranno rigogliosi. È così è stato anche per Golpes. Il risultato è infatti un film che appartiene per caratteristiche genetiche al cosiddetto “cop and robber”, dove le guardie e ladri di turno sono loro malgrado due fratelli che si troveranno giocoforza uno contro l’altro da una parte all’altra della barricata, in una Spagna degli anni Ottanta che sta provando a mettersi alle spalle il sanguinario periodo franchista. Gli stessi anni che ha raccontato seguendo traiettorie diverse Pedro Almodóvar in molte sue pellicole e che Cobos ha voluto come cornice storica nella quale ambientare questo tesissimo noir.
Golpes quindi non sta per Colpi di Stato, bensì per colpi o rapine, quelli compiuti da uno dei protagonisti per uno scopo preciso che ovviamente non vi riveleremo, ma che contribuisce e non poco a creare un ulteriore motivo di conflitto in un rapporto già ampiamente compromesso tra i due fratelli protagonisti, qui interpretati da interpreti affidabili come Luis Tosar (Sabino) e Jesús Carroza (Migueli). A questi si va ad aggiungere anche una Cristina Alcázar che nel ruolo di Rosa, compagna nella vita e nel crimine di Migueli, che offre una performance altrettanto potente e intensa. Performance, queste, che di fatto rappresentano, insieme alla colonna sonora di Bronquio e alla fotografia di Sergi Vilanova, gli altri valori aggiunti a disposizione del film.
Il drammaturgo, sceneggiatore e regista di Siviglia, con la complicità in fase di scrittura di Sergi Vilanova, va oltre le dinamiche più dichiaratamente di genere che trovano sfogo in scene come quelle delle rapine con fughe e sparatorie annesse (su tutte quelle alla fabbrica americana) presenti nella timeline, per mostrare le conseguenze delle azioni dei personaggi, esplorando le loro motivazioni e i conflitti morali. Ciò consente alla pellicola non solo di intrattenere, ma anche di andare più in profondità alla ricerca di contenuti ed emozioni dal peso specifico rilevante.

Francesco Del Grosso

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

sette + 9 =