Home In sala Uscite della settimana Film di Stato

Film di Stato

470
0
VOTO: 7

Albania: il ricordo di un regime, in forma di cinegiornale

Il film di montaggio, se maneggiato con cura, resta un’opzione più che valida, ogniqualvolta si voglia sondare in profondità certe aberrazioni storiche e politiche, quali senz’altro sono stati i regimi del “Blocco orientale”. E il caso albanese rappresenta in tal senso un ulteriore cumulo di paradossi, di programmatiche distorsioni della realtà, data l’anomalia che la dittatura di Enver Hoxha ha rappresentato tra gli stessi paesi socialisti. Specie dopo la rottura con l’Unione Sovietica.
Buono, allora, che a occuparsi di una così scomoda eredità sia stato un cineasta come Roland Sejko, che al proprio paese d’origine ha già dedicato opere significative tra cui spicca Anjia – La nave (2012), David di Donatello nel 2013 come Miglior documentario. Il suo Film di Stato è stato presentato in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia 2025 e per la precisione nelle Notti Veneziane, sezione realizzata dalle Giornate degli Autori in accordo con Isola Edipo, al pari di un altro documentario che aveva saputo catturare il nostro interesse, DOM di Massimiliano Battistella. Siamo convinti che pure Roland Sejko abbia centrato il bersaglio. E chissà che l’accorto documentarista non trovi la forza, più avanti, per prendere di petto anche le contraddizioni del presente. Può apparire un’enormità, infatti, che, secondo un sondaggio dell’OSCE datato 2016, solo il 45% della popolazione albanese valutasse negativamente in quel momento il pluridecennale governo di Enver Hoxha, mentre un sorprendente 42% ne aveva invece espresso una valutazione positiva. Certo, bisogna considerare che come altri paesi dell’Europa dell’Est anche l’Albania dopo il crollo del “socialismo reale” ha subito disgregazioni sociali notevoli, aggressioni da parte del libero mercato, decisioni di esecutivi controversi e al limite “pittoreschi” come quello dell’attuale premier Edi Rama, salito di recente agli onori della cronaca per aver creato addirittura un ministro, Diella, attraverso programmi di Intelligenza Artificiale.
Detto questo, quel passato che emerge attraverso il sapiente collage di materiali audiovisivi realizzato da Roland Sejko non corrisponde di sicuro a “un paradiso dei lavoratori”, bensì a un’allucinazione collettiva di matrice orwelliana, persino kafkiana. Film di Stato, non a caso prodotto e distribuito da Luce Cinecittà, si presenta così come una sorta di “antologico cinegiornale”, assemblato facendo riferimento ad archivi differenti e a filmati di repertorio talvolta assai rari, preziosi, che specie per quanto concerne l’impatto di celebrazioni ufficiali ed altri eventi di massa si trasforma strada facendo in un saggio antropologico davvero esemplare.
Il ritratto di Enver Hoxha che prende forma dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale al momento della sua scomparsa, nel 1985 (laddove il “lamento funebre” dell’intera nazione potrebbe essere accostato, con gradazioni solo in parte diverse, alle esequie di Tito e di Stalin), è quello di un leader capace di ribaltare alleanze e riscrivere più volte le relazioni internazionali del proprio paese, in base a quel mantra ultra-stalinista che lo spingerà ad accusare di “revisionismo” chiunque in campo socialista intendesse correggere una così rigida, immobile linea politica. Nella sua dittatura il fanatismo ideologico seppe pertanto raggiungere livelli pressoché inediti di deformazione della realtà. Assistiamo così, negli spezzoni che coprono diversi decenni, al surreale balletto che in occasione di parate del 1° Maggio o di altri incontri al vertice, vede essere accolti come amici o per meglio dire “compagni” e poi scomparire mestamente di scena, in un secondo momento, i vari comunisti jugoslavi, russi, cinesi, descritti di volta in volta dalla propaganda ufficiale prima quali fraterni punti di riferimento nella supposta costruzione del socialismo e in seguito quali traditori della causa comune. Tra parentesi, anche il cinema di finzione nell’Albania democratica ha affrontato spesso la questione dell’indottrinamento nei cupi anni del regime comunista, descrivendone con un mix di sdegno e salace ironia i contraccolpi a livello di vita quotidiana, come avviene ad esempio nell’ottimo Slogans (2001) di Gjergj Xhuvani.
Tornando a Film di Stato, similmente graffianti ed efficaci sono quelle scene che alludono in modo più diretto al carattere cinico, spietato, spesso riscontrabile nella società albanese di quegli anni. Particolarmente crude e disturbanti sono le riprese dei test per verificare la solidità dei famosi (o meglio, famigerati) bunker, con animali usati come cavie. Non meno inquietanti sono le dichiarazioni pubbliche riproposte in merito al (presunto) suicidio nel 1981 del n° 2 del regime, quel Mehmet Shehu inesorabilmente caduto in disgrazia. La baldanza atona del fisicamente massiccio Enver Hoxha accompagna lo spettatore in questo lungo percorso. E fa quindi riflettere sulla caducità delle esperienze umane, anche quelle di matrice più autoritaria, ritrovarlo nelle immagini della vecchiaia visibilmente abbattuto, malmesso, costretto dal diabete su una sedia a rotelle e accudito malinconicamente dalla moglie Nexhmije Hoxha, presenza fissa al suo fianco dall’immediato Dopoguerra fino agli ultimi giorni di vita.

Stefano Coccia

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

18 − diciassette =