Ferrari 312B

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7.0 Awesome
  • VOTO 7

Il sogno rivive

Animazione giapponese, storia dell’arte, musica rock, grandi biografie. Sempre più ampio è il menu di Nexodigital, che si sta specializzando già da qualche tempo nel portare in sala, generalmente per pochi giorni, documentari e altri prodotti cinematografici magari di nicchia, ma assai appetibili per quelle porzioni di pubblico che possono farvi riferimento. L’operazione ha in sé qualcosa di quasi mitopoietico. E quale mito, nell’ambito dei motori, può essere più forte della Ferrari?

Noi lo abbiamo visto in anteprima al cinema Giulio Cesare di Roma, cinema perfettamente attrezzato per un simile evento, ma il film sarà poi nelle sale di tutta Italia dal 9 all’11 ottobre. Stiamo parlando di Ferrari 312B, documentario realizzato da Tarpini Production e diretto con grande professionalità dal giovane Andrea Marini, che ha lavorato bene su un intreccio mirabilmente sospeso tra passato e presente. Un grande passato, tocca specificarlo subito. Sì, perché il feticcio al centro di questa narrazione scintillante (come i riflessi sul telaio affusolato di tali bolidi) è proprio lei, la Ferrari 312B, un modello destinato a fare la Storia (e la leggenda) della Formula Uno. Tecnicamente all’avanguardia e stilisticamente elegante (proprio come l’auto in questione), il lavoro di Andrea Marini riesce a imbastire un dialogo fecondo tra gli anni gloriosi in cui la macchina sfrecciava in pista e una storia più recente, per certi versi altrettanto appassionante. Da questo punto di vista sembra quasi di assistere a un episodio di Sfide, il bel programma televisivo della RAI focalizzato su imprese sportive particolarmente affascinanti, ma non sempre coronate da successo e così persino più intense, forse, sul piano emotivo. Difatti uno degli aspetti di maggior interesse del documentario consiste proprio nel seguire le operazioni di restauro del veicolo, con tutte le difficoltà del caso, finalizzate peraltro al suo rientro in pista nel prestigioso Gran Premio di Monaco riservato alle automobili del passato.
Familiarizziamo con l’ex pilota di corse Paolo Barilla e col suo sogno di fare correre nuovamente la Ferrari. Così come proviamo istintiva ammirazione per Mauro Forghieri, genio della progettistica cui si deve anche quel leggendario modello tre volte vincitore del campionato piloti, e con il formidabile team di esperti meccanici da lui messo insieme. Ma la loro volontà di ferro sarà sufficiente a raggiungere lo scopo della missione, ossia partecipare e possibilmente portare a termine la corsa, di fronte all’azzurro mare di Montecarlo?

Se l’ultima parte del film si concentra proprio su questo elemento, il ritorno alle gare, la prima è più ricca di contributi su quella stagione eroica e indimenticabile dei campionati di Formula Uno, con prezioso materiale d’archivio ed interviste fatte di recente a personaggi del calibro di Niki Lauda, Jackie Stewart, Gerhard Berger, Damon Hill. Al tono smagliante delle immagini riprese oggi con una nuova tecnologia digitale che esalta i contrasti cromatici, ribattezzata EclainColor, si abbina così il fascino delle vecchie riprese in bianco e nero, come a ricordarci il sempiterno carattere “cinegenico” del mondo delle corse automobilistiche. Un qualcosa che, nel campo della finzione, seppe rendere benissimo Ron Howard col suo Rush (2013), probabilmente il più riuscito tra i lungometraggi da lui diretti finora.

Stefano Coccia

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