ÉCU 2021: panoramica cortometraggi 3

0

Terza giornata

L’ultimo giorno del Festival ECU, il Festival del Cinema Cndipendente Europeo, propone ancora interessantissime opere nel vasto panorama dei cortometraggi. A ricordarci come, in un tempo cinematografico relativamente breve, è possibile empatizzare con personaggi ben costruiti e rappresentati e con storie ben scritte. A questo contribuiscono due titoli particolarmente esemplificativi: l’sraeliano Letters to God, del regista Yves Cohen, e If We Smarten Up, film rumeno di Larisa Faber. Nel primo, Moshe (Uri Ran Klauzner) è un uomo senza più prospettive a causa della morte della figlia il quale decide di presentarsi per un lavoro alle poste che, quantomeno, possa salvarlo dalla solitudine in cui è sprofondato. Dalla moglie si è separato proprio perché, con rancore, la ritiene diretta responsabile del grave lutto. Pur essendo egli stesso un ex dirigente di un ufficio postale, accettando di proporsi per il nuovo incarico scopre che questo non è certamente ciò che si aspettava: in questa particolare struttura, infatti, si tratta di leggere e selezionare le “lettere a Dio” che danno il titolo al racconto. Pur con la comprensibile perplessità per un una così singolare richiesta, L’uomo sa bene che ha bisogno di questo lavoro per riuscire a superare il difficilissimo momento che attraversa, a maggior ragione perché proprio questo è il giorno in cui ricorre l’anniversario in cui la figlia è tristemente deceduta. Messosi così all’opera, nelle missive provenienti da tutto il mondo fanno capolino messaggi di odio oppure richieste assurde, banali, perfino infantili (incontrare un attore famoso, per esempio, oppure vedere vincere la propria squadra di calcio). Queste vengono scartate in quanto non considerate degne di una richiesta a Dio. Quelle che invece superano il vaglio sono le più toccanti, intime e ragionate. Alcune sono semplicemente dei ringraziamenti, altre ancora sembrano riflettere sulla condizione umana e , con loro, anche Moshe inizia a pensare. D’un tratto un vecchio, analfabeta, entra nell’ufficio e chiede di poter dettare la sua lettera: improvvisamente la situazione di una persona ormai anziana, che chiede pace da una vita in cui egli si è sempre rifiutato di perdonare, smuove finalmente qualcosa. Il misterioso uomo scompare e, mentre Moshe cerca di inseguirlo, nel suo animo pare farsi strada una nuova consapevolezza. Un’ottima fotografia, una scelta ben studiata dei tempi registici, rendono questo film particolarmente intenso, anche grazie alla recitazione di Uri Ran Klauzner che, avendo a disposizione una sceneggiatura breve, riesce con la sua espressività e il suo sguardo malinconico a restituirci la profonda sofferenza in cui langue il suo personaggio. A proposito di personaggi che affrontano i malesseri dell’animo, un’altra buona prestazione attoriale è quella di Coca Bloos, la protagonista di If We Smarten Up, che ci presenta un altro personaggio triste alle prese con gli ostacoli dell’esistenza, non sempre superabili con efficacia purtroppo. In questo caso, la persona che deve “ingegnarsi”, come ci suggerisce il titolo, è Maria, una donna di servizio che, in seguito alla morte improvvisa della famiglia presso cui presta servizio, si ritrova senza alcun futuro. Troppo in là con l’età, dopo aver passato decenni della sua vita all’interno dello stesso palazzo, si trova in seria difficoltà nel momento in cui deve trovarsi un altro lavoro. Difficilmente altri la assumeranno e, tutto sommato, è lei stessa a insistere per una soluzione alternativa che le possa permettere di non lasciare quella che lei ritiene la sua casa. I padroni dell’appartamento ormai vacante, però, sono irremovibili: l’alloggio si vende e lei deve fare le valigie. E’ il momento di farsi furba e di cercare un’alternativa, quindi decide di occupare il magazzino delle scope e di dormire lì dentro, arredando perfino l’angusto spazio con qualche idea di fortuna e con gli zerbini sottratti agli altri inquilini. Vendere un appartamento, con una senzatetto che ha preso possesso di uno spazio all’interno dell’edificio, diventa così estremamente difficile. A questo punto è il momento di ingegnarsi anche per gli altri residenti che, nonostante qualche sparuta voce contraria, hanno tutta l’intenzione di gettare per strada Maria. Il finale è brutale ma, tutto sommato, visto che a quanto pare il film è basato su una storia vera, avrebbe forse meritato una elaborazione un po’ più accurata perché, nonostante sia abbastanza chiaro l’epilogo, sembra quasi troncarsi senza avere una conclusione pienamente appagante. Rimane naturalmente una buona riflessione sulla condizione degli ultimi e, senza dubbio, un altro esempio dell’ottima scelta che l’ÉCU  sa fare nel selezionare le opere in rassegna.

Massimo Brigandì

Leave A Reply

diciassette − 15 =