Diamante nero

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7.0 Awesome
  • voto 7

Una panoramica sulle banlieu francesi priva di retorica, piena di suggestioni

Misterioso, multi sfaccettato, elegante: bastano pochi, semplici aggettivi per definire una pietra rara e di grande valore, ma anche per descrivere la protagonista dell’ultima fatica di Céline Sciamma, che dopo averci sorpreso con Tomboy (2011), torna a far parlare di sé con un film, Diamante nero, che può definirsi un vero e proprio racconto di formazione, in grado di coinvolgere e commuovere allo stesso tempo, senza mai cadere nell’eccessivo sentimentalismo, così come di offrire una panoramica sulle banlieue francesi senza mai risultare retorico.
Marieme è un’adolescente come tante, frequenta le scuole superiori con scarsissimi risultati e vive in periferia assieme a due sorelle minori, che accudisce come figlie, una madre piuttosto assente e un fratello dispotico, violento e oppressivo che, in assenza di una figura paterna, ha preso il comando della famiglia.
Un’esistenza, quella di Marieme, che sembra aver assunto sembianze immutevoli, dove ogni azione quotidiana diviene un’inutile coazione a ripetere, tra infinite ore scolastiche vissute nell’emarginazione, e apatiche serate in compagnia delle sorelle e di un fratello che, con i suoi atteggiamenti intimidatori, le tiene in un perenne stato di allerta.
Ma anche nella monotonia della routine più sfinente qualcosa di nuovo può accadere: all’indomani dell’ennesima sfuriata per un compito andato male, piena di rancore e priva di speranza, Marieme incontra per caso Lady, Adiatou e Fily, tre coetanee che la prenderanno subito in simpatia: “Sei arrabbiata? Ci piaci!
Con una frase apparentemente insignificante, le tre piccole gangster accoglieranno Marieme nella loro banda, animata da quello spirito che le contraddistingue e le fa sentire in qualche modo speciali: una rabbia destinata a trasformarsi in depressione per la consapevolezza di non avere altre chance, se non quella di assomigliare il più possibile ai coetanei maschi, accompagnata però dalla paura di affrontare il proprio desiderio femminile per il rischio di essere etichettate come prostitute.
Urlano, litigano e poi lottano anche, le piccole band al femminile delle banlieue, e compiono atti di vandalismo, ricatti, minacce. Tutto per ottenere quel poco che basta per fuggire nel primo posto lontano dalla città, dalla famiglia, da quella realtà in cui si sentono come in prigione, rivendicando un’autonomia che non potrebbero ottenere altrimenti. E si divertiranno, le quattro giovani amiche, avranno i loro momenti di allegria, spensieratezza, in cui si illuderanno di aver raggiunto la loro indipendenza da un sistema marcio e maschilista.
Ma si rivelerà presto una gioia effimera, poiché il primo tentativo di cedere a una femminilità ritrovata, diverrà per Marieme fatale e le aprirà la porta al tunnel della prostituzione, dello sfruttamento, dello spaccio, la cui unica via d’uscita sembra rappresentata dal matrimonio: trovare l’uomo giusto, sposarlo e possibilmente dargli dei bambini, si prospetta per lei, come anche per le sue coetanee, l’unica via di salvezza.
Attraverso sguardi eloquenti e dialoghi brevi ma incisivi, la giovane esordiente Karidja Touré trasmette la tormentata personalità della giovane protagonista con la naturalezza di un’attrice esperta, coinvolgendo lo spettatore in modo sempre più efficace man mano che la pellicola si dipana sotto ai suoi occhi, raggiungendo il suo climax nella scena più significativa del film, quando l’ennesima litigata con il fratello segnerà nella vita di Marieme un decisivo spartiacque per cui le cose non potranno più essere come prima. Sarà Marieme a decidere se affondare del tutto, o tentare una lenta, tortuosa risalita verso la superficie.
Ma, contrariamente a quei documentari che descrivono l’aspra vita nelle banlieue francesi, zeppi di retorica e di quel buonismo che poco spazio riserva alla speranza di cambiamento, con questo racconto Celine Sciamma ci lascia con una piccola promessa secondo la quale, attraverso una ribellione prima di tutto interna, che non accetta nessun tipo di compromesso, un domani migliore sia possibile per tutti. Indistintamente.

Costanza Ognibeni

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