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Cuando te trazas una meta

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VOTO: 7

Dal Venezuela un “prison movie” in salsa hip hop

L’Hip Hop CineFest 2025 continua a scaldare i motori: ultimo appuntamento prima delle due giornate di fuoco alla Casa della Cultura di Torpignattara, l’8 maggio (ore 21) è in programma al Forte Prenestino di Roma (ore 21) un altro dei documentari in concorso, Cuando te trazas una meta di Oscar Castillo.
Tale film, titolo internazionale When You Set a Goal, racconta l’esperienza di Free Convict, un collettivo di artisti e musicisti hip hop creatosi tra i detenuti del Penitenziario Generale del Venezuela, prigione controllata per un certo periodo dai detenuti e terreno di interessanti esperimenti sociali.

Quella che racconta Cuando te trazas una meta è in ogni caso una storia in chiaroscuro. Se infatti la prima parte del film, pur senza negare la durezza della prigionia, si concentra sulle attività creative approcciate in carcere dai protagonisti, una brusca cesura è rappresentata senz’altro dallo scoppio di una delle tante sanguinose rivolte, così frequenti in America Latina, anche in tale istituto di pena per certi versi esemplare. Tale episodio avrà tra le conseguenze immediate una parziale diaspora dei detenuti, con la successiva, temporanea interruzione di quelle collaborazioni artistiche nate ‘rappando’ dietro le sbarre.
Il collettivo comunque ha continuato ad esistere. Una didascalia, posta verso la fine, avvisa infatti lo spettatore che Free Convict poteva contare, al termine delle riprese, su una decina di membri attivi impegnati in un percorso di reinserimento sociale, elencando anche a seguire i due spinti a emigrare e i tre ancora in carcere.

Piuttosto basico, a livello registico e di costruzione narrativa, il documentario di Oscar Castillo ha quale punto di forza un’impostazione fotografica tendenzialmente “bipolare”, in cui l’alternanza di bianco e nero e colore pare accompagnare la condizione dei protagonisti finanche negli stati d’animo. Incisivo soprattutto il bianco e nero, con quel taglio claustrofobico accentuato da certe riprese grandangolari, poiché in grado di conferire una determinata impostazione spaziale al conciso racconto cinematografico, mentre le esplosioni di colore sottolineano bene i momenti di condivisione e la musica.

Stefano Coccia

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