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Brasse Vannie Kaap: The Untold Story

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VOTO: 7

Una scossa d’energia dal Sudafrica

Nel descrivervi l’emozione provata di fronte a Gaza: A Dance School Under The Bombs, da noi visionato sulla piattaforma del festival, abbiamo messo in evidenza la possibilità di scoprire questo e altri titoli direttamente in streaming, ma oggi 7 maggio l’edizione 2025 di Hip Hop Cinefest debutta anche in presenza. E lo fa con una proiezione speciale in programma a Roma presso Pianeta Sonoro (Via Casilina 196/A) alle 21: Brasse Vannie Kaap: The Untold Story, documentario in concorso realizzato da Lauren Scholtz, che esplora sia l’elettrizzante storia di questa band sudafricana che l’eredità trasmessa alla vivace scena musicale di Città del Capo.

Attivi tra il 1996 e il 2007, eredi inoltre (attraverso la figura chiave di DJ Ready D, la cui intervista è qui decisamente in primo piano) di altri pionieri della scena hip hop sudafricana quali erano i Prophets of Da City (POC), i Brasse Vannie Kaap hanno accompagnato con la loro musica e la loro filosofia un’importante stagione di cambiamenti per il paese, liberatosi dell’apartheid e tornato a respirare aria di libertà proprio durante gli anni ’90. Fondamentale per la band la scelta di esprimersi nella lingua locale e cioè in Afrikaans, più in particolare nello slang di Cape Town. Laddove tempo addietro certi temi e certe espressioni artistiche subivano costanti censure, le canzoni e i concerti prima dei POC e poi dei Brasse Vannie Kaap hanno fatto breccia creando un ponte tra le diverse etnie: neri, bianchi, meticci, minoranza indiana.
Nel film viene pertanto messa in luce non soltanto la salutare scossa d’energia, rappresentata dalle loro performance musicali, ma anche la valenza sociale della loro esperienza artistica. Qualcosa che in un certo senso ha armonicamente accompagnato il maturare della coscienza politica e civile nella Repubblica Sudafricana di Nelson Mandela.

Abbiamo citato poc’anzi un personaggio centrale come DJ Ready D. Di molti altri artisti che hanno fatto parte o si sono comunque interfacciati con tale progetto musicale si parla nel film. Imprescindibile, però, è il ricordo di Mr Fat, ovvero Ashley Titus, carismatico leader della band la cui precoce scomparsa ha poi portato al rapido scioglimento dei Brasse Vannie Kaap. Vi è in tutti un velo di commozione, nel rievocarne la figura. Ma l’emozione si fa più forte quando il diligente lavoro cinematografico di Lauren Scholtz comincia a tendere verso il suo naturale orizzonte degli eventi, ossia quel tribute show organizzato più di recente a Città del Capo, in cui membri superstiti della band e nuovi artisti pronti a raccoglierne l’eredità hanno reso omaggio a Mr Fat, ai Brasse Vannie Kaap e al loro messaggio così sentito da un’intera generazione.
Ecco, volendo rimproverare qualcosa a Brasse Vannie Kaap: The Untold Story, sarebbe stato bello ascoltare un po’ più di musica nel corso del film, proporre ad esempio spezzoni più lunghi dei concerti e delle singole canzoni. Ma a prevalere è stata senz’altro una comprensibile volontà testimoniale, espressa bene nelle interviste e nella scelta del materiale di repertorio.

Stefano Coccia

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