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Can I Get a Witness?

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VOTO: 7,5

Il prezzo di una vita bucolica ed ordinata

L’orrore arriva inatteso e silente dietro una cortina bucolica e apparentemente serena; Can I Get a Witness?, favola distopica di Ann Marie Fleming, in concorso alla VII edizione di Oltre lo specchio Film Festival, si apre infatti con le immagini di felci fruscianti e fiori di campanula, mentre risuona dolcemente in sottofondo I Don’t Want to Set the World on Fire degli Ink Spots, leitmotiv del film.

Tra vegetazione lussureggiante e canto degli uccelli, la regista si sofferma sulla casa di Ellie (Sandra Oh), madre single, e sua figlia Kiah (Keira Jang), che sta per iniziare il suo primo importante giorno di lavoro. Ma dietro l’apparente serenità di un mondo ordinato e radioso, si cela una realtà ineluttabile e non facile da accettare. Insieme al giovane Daniel (Joel Oulette), Kiah infatti dovrà essere testimone – con i suoi disegni – dei terribili (seppur indolori) e volontari (ma imposti dal governo) eventi di fine vita di chi ha compiuto 50 anni.

Attraverso i racconti di Ellie, scopriamo che dopo il 2025, con il mondo al collasso in seguito a catastrofici disastri ambientali, la razza umana ha deciso di attuare una nuova politica di razionamento, dall’acqua all’energia elettrica: niente più computer e smartphone, persino l’arrivo di un frigorifero in casa è un evento straordinario. Ciliegina sulla torta, il Governo ha messo in atto finanche un metodo capillare di controllo della popolazione, tanto terrificante quanto efficace: al compiere dei 50 anni, le persone vengono sottoposte a eutanasia volontaria. Daniel e Kiah sono tra i giovani destinati ad essere Testimoni, operatori sociali che monitorano queste procedure di fine vita (EOL: end of life). Ma mentre Daniel si dimostra tanto esperto e risolutivo quanto distaccato, per la sensibile Kiah accettare questa realtà non è facile. Un contrasto che si riflette nello stile visivo di Can I Get a Witness?, quando i disegni di Kiah prendono vita: intarsi di animazioni colorate che volano via si intrecciano con le immagini reali del film, donando poesia agli eventi EOL, rendendo l’orrore quasi accettabile.

Il dilemma posto dal film è quello che i Trekkers vedevano realizzarsi – già negli anni Ottanta – sotto i propri occhi quando Spock, in Star Trek II – L’ira di Kahn sceglieva di sacrificarsi perchè, nella sua logica vulcaniana, “il bene di molti supera il bene di pochi”. Ma è davvero la scelta migliore? Nel 2022 la regista giapponese Chie Hayakawa mostra, con Plan 75, la disumanità delle politiche sociali che hanno una finalità puramente economica: per combattere l’invecchiamento della popolazione, il programma governativo Plan 75 offre la possibilità di una eutanasia gratuita e legale a chi ha superato i 75 anni. Una realtà distopica ma sottilmente attuale: nel nostro stesso Paese, oggi, chi ha superato l’età della pensione non viene costretto all’eutanasia ma viene, di fatto, penalizzato da un sistema sanitario al collasso, rendendo statisticamente più elevata la possibilità di decessi. In Can I Get a Witness?, la soglia si abbassa ancora: chi compie 50 anni raggiunge una sorta di “inutilità sociale”, bilanciata solo dall’utilità del suo sacrificio individuale per il bene del mondo. La Fleming pone un dilemma etico e morale di grande attualità, ma lo fa con tono sottilmente leggero, poetico, come una farfalla che svolazza su un fiore senza posarsi. L’uomo che cura il suo giardino, la coppia che si saluta con la cerimonia del tè e sceglie di andar via insieme sebbene la moglie non abbia ancora compiuto cinquant’anni, la donna che torna dal footing quotidiano e si fa bella per l’EOL; immagini delicate, ma toccanti ed intense, che il freddo distacco di Daniel in contrasto con l’emotività di Kiah rende ancora più profonde. Un sacrificio imposto, che non tutti affrontano con naturalezza e serenità; a testimoniare la disumanità di una politica giudicata necessaria da chi governa.

Il richiamo al passato, al mondo prima del collasso, viene dallo smartphone di Ellie, dalle foto di momenti felici ma anche di catastrofi ambientali; ma viene anche dalla satira dei fratelli Marx, il cui Duck Soup viene proposto ai giovani Testimoni come “momento di intrattenimento sereno” al termine della giornata di lavoro. “Un mondo dove la terra della libertà, Freedonia, è governata da un dittatore, mentre un paese che vuole la pace Sylvania, cerca la guerra”, dirà Ellie alla figlia. Un mondo distrutto dalla sete di soldi e potere, cui si è contrapposto, nel presente del film della Fleming, un ordine bucolico e necessario. Degna di nota l’interpretazione di Ellie di una intensa Sandra Oh, attrice canadese che i fan di Grey’s Anatomy ricordano nell’iconico ruolo di Cristina Yang, ma che grande successo ha avuto anche con il ruolo di Eve Polastri in Killing Eve, vincendo per entrambi i ruoli un Golden Globe (nel 2006 per Grey’s Anatomy, nel 2019 per Killing Eve). Efficace anche la sua interazione con la figlia Kiah, interpretata da Keira Jang, il cui rapporto forse sarebbe stato interessante approfondire.

Can I Get a Witness? non dà risposte, ma pone interrogativi; il mondo oggi sta andando in una direzione non troppo distante dal film, tra guerre, catastrofi naturali, epidemie, politiche fiscali che stanno portando il cittadino “medio” sull’orlo della bancarotta lasciandolo per di più senza un’adeguata assistenza sanitaria, ma è giusto, è etico, è umano, chiedere il sacrificio di molti (quelli giudicati dal sistema ormai “inutili”) per il bene di pochi (i ricchi ed i potenti)?

Michela Aloisi

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