Camlo

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7.0 Awesome
  • voto 7

Il piccolo venditore di giornali

Perfettamente in linea con le tematiche attuali – anche e soprattutto sulla scia dell’anti-trumpismo – Camlo, cortometraggio di produzione nordirlandese presentato in anteprima italiana in occasione della dodicesima edizione dell’Irish Film Festa, nasce – secondo le parole dello stesso autore, David Moody – da un contatto diretto con alcuni ragazzini rom che vivono nella città di Belfast, molti dei quali, purtroppo, non hanno avuto la possibilità di proseguire gli studi al termine delle scuole elementari.

Da queste storie prese direttamente dalla quotidianità nordirlandese, prendono il via, dunque, le vicende del giovane Camlo, appunto, un ragazzino rom, il quale – costantemente perseguitato da un gruppo di bulli del posto, intenzionati a rincorrerlo e a picchiarlo non appena lo vedono in zona – si guadagna da vivere vendendo giornali per strada. Nei rari momenti liberi, il ragazzo si esercita a leggere, tentando ogni giorno di integrarsi in una città che, a quanto pare, non vuole affatto accettarlo.
Un giorno, una giovane giornalista uscita di fretta dall’ufficio davanti il quale Camlo è intento a vendere i giornali, perde la sua agenda. Come fare per contattarla e ridarle il suo prezioso diario?
Il regista David Moody è riuscito, in soli pochi minuti, a descrivere sin nei minimi dettagli la quotidianità del piccolo Camlo, un ragazzo puro di cuore, malgrado le avversità che deve fronteggiare ogni giorno. A tal fine, la macchina da presa, evita volutamente – e sapientemente – ogni superfluo e potenzialmente pericoloso virtuosismo registico, seguendo fedelmente il bambino nei suoi spostamenti e – quando necessario – mettendo in scena un tanto sottile quanto delicato gioco di sguardi come quello che si instaura (quasi all’inizio del cortometraggio) tra il protagonista (terrorizzato dall’idea di essere picchiato dai bulli che lo stanno rincorrendo) e proprio uno dei suddetti bulli, il quale, dopo aver letto la paura negli occhi di Camlo, prova improvvisamente pietà di lui, al punto da volerlo conoscere meglio e persino aiutare nel ritrovare la giornalista proprietaria dell’agenda smarrita.
Eppure, malgrado alcuni cambiamenti che ben ci fanno sperare in una società potenzialmente “migliorabile”, ciò che si evince – al termine della visione di Camlo – è, di fatto, un giustificato scetticismo e una forte disillusione nei confronti di un possibile cambiamento all’interno della società stessa. Oltre che, ovviamente, una pericolosa ipocrisia di fondo che altro non fa che nascondersi dietro la fotografia altamente photoshoppata di un volto che, di fatto, cela soltanto un profondo astio e un sordo cinismo.
Un lavoro, dunque, il presente Camlo che, oltre a classificarsi come un prodotto gradevole e ben riuscito, si è rivelato anche piuttosto attuale nel mettere in scena – senza buonismi o edulcorazioni alcune – una situazione non solo attuale, ma quasi tristemente universale. Una storia che si ripete e che si ripeterà, purtroppo, per ancora molto e molto tempo.

Marina Pavido

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