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But Happy

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VOTO: 7

Trova il modo di essere felice

Trovare un modo per essere felici nella propria vita è un qualcosa più facile a dirsi che a farsi. Eppure, può essere l’unico vero antidoto all’amarezza che la vita può riservare. Ci riflette il giovane regista ucraino Anatolii Umanets in questo suo cortometraggio d’esordio But Happy presentato in concorso a IndieCinema 2022.
In una imprecisata metropoli dell’Est europeo una giovane donna in una grande e bella casa crea il design dell’appartamento mentre un fattorino molto cupo consegna la pizza di notte. Due vite apparentemente distanti ma che si scopre procedono parallele fino a toccarsi. Nell’opera si nota come il retroterra di Umanets sia quello del designer. Infatti, salta subito agli occhi la grande cura nei dettagli e nell’ambientazione. Soprattutto la luce viene usata in una maniera tanto espressiva da risultare parte integrante nel determinare l’habitus dei personaggi. Di fatto nel racconto ci sono due dimensioni ben distinte, legate rispettivamente alla giovane donna ed al fattorino. La prima è costantemente sovra-illuminata, la seconda è invece costantemente sotto-illuminata. In questo modo il cortometraggio si sviluppa su due binari paralleli che seguono i due protagonisti e si ricongiungono solo nel finale. La sceneggiatura non risulta particolarmente stratificata. Tuttavia, non può essere definita superficiale. Piuttosto, viene da definirla trasparente nel suo intento di voler parlare della costante ricerca della felicità, per quanto possa essere artificiale e passeggera, cui ognuno di noi anela. Tuttavia, spesso e volentieri questa ricerca deve scontrarsi con la disapprovazione di qualcuno. E, come dichiara lo stesso regista, è questo che finisce per essere il vero punto focale della pellicola. Di fatto il malmostoso fattorino delle pizze entra in contatto con un variegato pezzo di umanità che, nell’intimità delle proprie abitazioni, cerca una propria ricetta per la felicità. Non tutti ci riescono, ma comunque ci provano. Alla fine, qualcosa di tutto questo, finisce per influenzare anche lui, fosse anche solo per il fatto che il suo lavoro consiste nel consegnare cibo e bevande che le varie persone consumano mentre cercano la propria felicità. Ciò che si evince meglio dal lavoro di Umanets è l’attenzione che con la quale deve avere osservato l’umanità che lo circonda. Osservazioni che questo novello esploratore dell’animo umano ha riversato nel suo cortometraggio con grande delicatezza ed umanità, non giudicando mai ma limitandosi ad offrirci un’occasione di riflessione su quella piccola debolezza che ognuno di noi coltiva e che chiamiamo ricerca della felicità. Una riflessione, in fondo, tanto semplice ma che può risultare ardua ad un primo impatto proprio perché è sempre sotto i nostri occhi. Siamo insomma talmente abituati a vedercela davanti agli occhi che nemmeno ce ne accorgiamo più. Con il suo lavoro il giovane autore ucraino sembra volerci ricordare quanto possa essere necessario ad ognuno poter anche solo coltivare l’illusione della felicità e che, perciò, non dovremmo giudicare troppo severamente chi è impegnato nella nostra stessa ricerca.

Luca Bovio

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