S’ode a destra uno squillo di Oasis; a sinistra rispondono i Blur
Britpop sugli scudi. Le reunion di alcune delle band per cui il pubblico negli anni ’90 impazziva, non soltanto nel Regno Unito, oltre a mandare in solluchero i fan dei popolarissimi Oasis (i quali hanno annunciato il loro ritorno nell’agosto 2024, dopo la riappacificazione dei fratelli Gallagher) o magari dei Pulp (band più di nicchia ma di assoluto valore, tornata sul palco già nel 2023), sta avendo riflessi importanti anche sul grande schermo. Proprio nel settembre 2024, sfruttando il clamore mediatico suscitato dalla loro reunion, diverse sale italiane hanno programmato Oasis: Supersonic, docufilm sulla leggendaria band realizzato in realtà nel 2016 da Mat Whitecross. Ma il colpaccio l’ha fatto invece l’undicesima edizione di SEEYOUSOUND, che noi di CineClandestino seguiremo dall’inizio alla fine, omaggiando da par suo il gruppo da sempre “rivale” degli Oasis nel panorama pop britannico, ovvero i Blur: film d’apertura del festival torinese è stato infatti, venerdì 21 febbraio, Blur: To The End di Toby L.
Scelta quanto mai accorta, persino “glamour”, se si considera che grazie ad Adler Entertainment il così atteso documentario sarà protagonista di una delle uscite più attese della prossima settimana, approdando nei cinema di tutta Italia quale evento speciale il 24, 25 e 26 febbraio.
Cominciamo col dire che quello diretto da Toby L è una sorta di “rockumentary” piuttosto classico nella sua struttura, nella formula adottata per raccontare i più recenti sviluppi di una band che la sua attività l’ha ripresa già nel 2009, ma a fasi alterne, rilanciandosi di fatto anche dal vivo negli ultimi due anni. Documentario quindi non particolarmente “creativo”, quello cui abbiamo assistito, ma indubbiamente solido, accattivante, capace di far breccia nel cuore dei fan sottolineando dei Blur non soltanto l’impronta musicale, ma anche l’immagine di cinquantenni (e passa) che pur dovendo fare i conti con l’età e con percorsi esistenziali a tratti diversi (un po’ più speciale, in tal senso, quello di Damon Albarn, legatosi in parallelo a un altro progetto musicale di spessore come i Gorillaz) stanno ritrovando la voglia e l’energia per affrontare nuovamente registrazioni in studio, tour impegnativi e qualche oceanico evento live come quello di Wembley, naturale orizzonte degli eventi del film.
Blur: To The End racconta infatti in modo vibrante, ora più “intimista” e ora più scanzonato, il sorprendente ritorno dei Blur nel 2023, con la pubblicazione dell’acclamato album The Ballad of Darren dopo ben otto anni di silenzio discografico. Nel film vengono esplorati da molteplici angolazioni i rapporti tra i quattro membri della band, amici e compagni di viaggio da oltre tre decenni, nonché quelli con le loro famiglie, con l’ambiente musicale in senso lato, con vecchie e nuove generazioni di fan. L’arco narrativo copre il periodo tra la reunion per la registrazione del nuovo album e i preparativi per due concerti sold-out al Wembley Stadium di Londra, cui qualcuno di loro un tempo andava anche per tifare il Chelsea; preparativi funestati, peraltro, dal brutto infortunio capitato al batterista Dave Rowntree, sfortunato episodio cui tutta la band reagirà con un apprezzabilissimo mix di solidarietà, grinta, passione, desiderio di andare fino in fondo lo stesso; tanto da regalare poi, sullo sfondo del celebre stadio londinese, un concerto da brividi al pubblico e un’esperienza indimenticabile ai musicisti stessi.
Sebbene l’epilogo renda in qualche modo “epico” tale percorso, è nelle pieghe del discorso che Blur: To The End coinvolge di più, sul piano emotivo. Laddove, cioè, assistiamo ai nuovi incontri dei quattro tra loro, con le imponenti scogliere del Devon o altri tratti della malinconica costa inglese sullo sfondo, oppure ascoltiamo certi ricordi scolastici, scoprendo assieme a due degli ormai famosissimi artisti che un istituto frequentato quando erano adolescenti ha dedicato loro l’aula di musica, con tanto di targhetta.
E tornando alla parentesi conclusiva di Wembley, evento collettivo cui hanno partecipato diversi altri musicisti, ci ha fatto particolarmente piacere osservare la presenza simbiotica e complementare degli Sleaford Mods, tostissimo duo di Nottingham già protagonista nel 2018 di un bel documentario diretto dalla film-maker e giornalista tedesca Cristine Franz, lo sferzante Bunch of Kunst.
Stefano Coccia









