Mai vendere la pelle dell’orso prima d’averlo preso, tantoméno quella dell’orsa!
Tra le sezioni che stanno catturando l’interesse del pubblico al 37° Trieste Film Festival vi è anche quella curata da Giuseppe Gariazzo, Visioni Queer, che esiste da poco ma che è stata creata “non per moda”, come ci ha tenuto a specificare la direttrice del festival Nicoletta Romeo, semmai per un’urgenza reale e per la volontà di esplorare determinati temi specie in quei paesi dell’Europa centro-orientale dove a livello pubblico vengono più facilmente ostracizzati.
Di tale blocco abbiamo già visto diverse opere, alcune ci hanno conquistato, altre meno. Ma quella che ci ha maggiormente sorpreso, anche per l’incandescenza stilistica e la libertà sul piano narrativo, è senz’altro Bearcave (Arkouudotrypa), già passata alle Giornate degli Autori durante la Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia 2025.
Diretto dai greci Stergios Dinopoulos e Krysianna B. Papadakis, oltre a testimoniare l’estrema vitalità dell’attuale cinematografia ellenica il film propone arditi voli nell’immaginario contemporaneo e non, lasciando affiorare la ricerca di nuovi valori e di rapporti sentimentali più liberi in una Grecia rurale, montana, dove il Mito stesso vi appare trasfigurato attraverso la leggenda locale della “caverna dell’orso” coi suoi mistici influssi sulle donne.
Di forte impatto, quindi, l’utilizzo delle location, col villaggio di Tirna e i monti circostanti – cari peraltro a uno degli autori – ritratti in chiaroscuro, catturando cioè il fascino ancestrale dei luoghi ma anche il carattere tremendamente chiuso, per non dire retrivo, dei suoi abitanti; tutto ciò in contrapposizione dialettica (almeno apparente) con la cittadina posta delle vicinanze, cui una delle protagoniste punta da tempo a trasferirsi tanto da portare avanti, sempre più stancamente, la propria relazione sentimentale con un poliziotto del posto. Fermo restando che anche la cittadina più grande, sonnacchiosa e apatica, si rivelerà ben diversa dall’Eden vagheggiato dalla ragazza.
Protagoniste del racconto sono per l’appunto Anneta, giovane e popolarissima manicure di Tirna fidanzata come si diceva poc’anzi con uno stimato, ma rigido uomo in divisa; e la più schiva Argyro, energica contadina meno incline alla mondanità, fermamente intenzionata a portare avanti col padre l’allevamento, i campi e le altre proprietà di famiglia. Entrambe bellissime. Entrambe di carattere. E da sempre migliori amiche. Amiche…. o qualcosa di più?
Tra immagini fortemente evocative e, sul piano narrativo, un elegante gioco di incastri, orchestrato intorno a un’altrettanto eloquente divisione in capitoli, Stergios Dinopoulos e Krysianna B. Papadakis ci mostrano l’evoluzione del loro rapporto (tra passione impetuosa, crisi quasi inevitabile e repentino riavvicinamento) trovando poi adeguato contrappunto in una colonna sonora ugualmente magnetica, tale da sottolineare assieme agli scenari naturali la loro indole selvaggia, libera, destinata a prevalere anche moralmente nell’escalation drammaturgica conclusiva sul conformismo e sul grigiore dei compaesani.
Stefano Coccia









