Al-Shafaq – When Heaven Divides

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6.0 Awesome
  • voto 6

Due esistenze schiacciate dall’islam

La pellicola Al-Shafaq – When Heaven Divides (2019) della regista Esen Isik è uno spaccato dei giorni d’oggi, di quello che avviene nel mondo musulmano. Sarebbe anche corretto dire un contenitore di temi attuali: i difficili rapporti che possono intercorrere tra un figlio e un padre; la religione islamica e come viene recepita dalle differenti frange del popolo; la jihad e le modalità di come potrebbe nascere; la povertà di molti strati sociali islamici, anche a causa d’infinite guerre religiose. Tematiche già trattate in altre opere (letterarie o filmiche), e probabilmente troppe per una pellicola sola, non potendo approfondirle tutte, ma è anche vero che queste situazioni, nell’ambito islamico, sono indissolubili fra loro: ognuna può essere causa dell’altra. Autrice anche della sceneggiatura, Esen Isik, turca d’origine ma dal 1990 residente in Svizzera, mette insieme queste problematiche proprio per descrivere, attraverso una storia di fiction, la criticità e la complessità della situazione.

Per (ri)costruire quest’articolato puzzle di argomenti, la Isik fa iniziare la storia dalla tragica morte del giovane Burak, e del padre che dall’occidentale e contemporanea Svizzera giunge fino al confine turco-siriano, luogo in cui l’islam e la guerra santa sono molto più palpabili. Da questo tragico fatto, un piccolo ma doloroso lutto personale, nella trama s’introducono molti flashback che rievocano la figura di Burak e della difficile relazione che il padre ha con lui. A questa vicenda si aggiunge quella del bambino Malik, rimasto orfano per la morte del fratello (i genitori erano morti in precedenza, dopo un attacco dell’Isis). Nello scosso e fragile bambino riaffiorano molti ricordi della sua luttuosa esistenza. Per il genitore Abdullah la morte di Burak, immolatosi alla jihad, diviene un duro monito, che lo fa riflettere sugli errori genitoriali che ha commesso in passato – l’educazione a suon di frusta –, e gli fa capire che l’islam può avere derive pericolose. In questo percorso di ‘redenzione’, frammisto di ricordi del passato e con le sensazioni che ricava dalla realtà che lo circonda (si trova in una delle zone calde dell’islam), l’uomo, incontrando il bambino, crede di poter ricominciare, lavando i suoi errori e salvando un bambino innocente da quell’ambiente violento. La regista Isik ci mostra due paesaggi islamici ben distinti: quella piccolo borghese della famiglia di Burak, residente in Svizzera ma ligia ai dettami della religione; quella tragica di Malik, nato e cresciuto nelle zone povere della Siria, in cui l’unico fabbisogno è di procacciarsi il mangiare. In questo sentito e drammatico racconto, quello che non funziona perfettamente in Al-Shafaq – When Heaven Divides sono i troppi flashback, continui andirivieni che frammentano eccessivamente la fluidità della storia. Certamente Esen Isik ne fa uso per dar maggior profondità al difficile vissuto dei personaggi, e ricostruire lentamente il finale, ma sarebbe stato meglio sfoltire i flashback. Quello che funziona maggiormente, oltre a un finale senza speranza, sono le scene in cui la regista ci mostra, senza calcare sul dramma spiccio, le realtà in cui molti bambini e ragazzi devono sopravvivere a causa delle guerre: la tendopoli per gli sfollati (in cui bisogna pagare una ‘tangente’ per entrare) oppure i lavori umili e faticosi per racimolare qualche soldo (il fratello di Malik accetta anche di prostituirsi, in una scena che la Esik lascia solo intendere).

Roberto Baldassarre

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