A Fortunate Man

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9.0 Awesome
  • VOTO 9

Le catene del passato

L’ultima opera del regista danese Bille August, presentato all’8a edizione del Nordic Film Fest, è un dramma storico di grande impatto visivo ed emotivo. Ambientato nella sua terra natia, la Danimarca, A Fortunate Man, tratto dal romanzo “Lykke-Per” del Nobel danese Henrik Pontoppidan, narra la storia dell’ambizioso e geniale ma irrisolto Peter Andreas Sidenius.

Nato nella rurale Danimarca da una famiglia cristiana bigotta e soffocante, Peter è in conflitto insanabile con il severo padre; accettato alla facoltà di ingegneria, contro il suo volere lascia tutto per andare a Copenaghen. Qui Peter diventa Per, ed inizia una nuova vita; studia duramente, iniziando al contempo a lavorare al suo avveniristico sogno: un piano idraulico-energetico per portare la Danimarca verso la modernità e senza più problemi di approvvigionamento energetico. L’incontro con Ivan, della ricca famiglia ebrea Salomon, che vede la potenzialità del suo piano, lo porterà a un passo dalla realizzazione del progetto; ma il suo orgoglio e la sua arroganza lo faranno fallire miseramente. Allo stesso modo Per si allontana dalla fidanzata Jacobe, sorella di Ivan. In profonda crisi esistenziale e religiosa, Per viene raggiunto dalla notizia della morte della madre; preda dei sensi di colpa, decide di tornare a casa per la sua sepoltura e, sempre più confuso, di chiedere consiglio al vicario del luogo. A casa di questi conosce e si invaghisce di sua figlia; rifiutato da lei perché fidanzato, torna a Copenaghen per chiudere definitivamente la storia con Jacobe che, distrutta dal dolore ma dotata di grande forza e dignità, decide di non rivelargli di essere in attesa di un figlio suo e di lasciarlo andare. Per tornerà cosi ad essere Peter nella sua natia campagna, sposerà la figlia del Vicario e da lei avrà tre figli. Ma è ancora un uomo irrisolto ed insoddisfatto. Incompreso dalla sua nuova famiglia, continua a lavorare al suo grande progetto per lo sviluppo del paese. Nel frattempo Jacobe decide di abortire e non sposarsi, utilizzando la sua eredità per avviare una scuola di beneficenza per i bambini abbandonati e orfani di Copenaghen. Anni dopo Per, che si è allontanato da moglie e figli per vivere in solitudine, malato di cancro, ma finalmente sereno, chiamerà Jacobe per un ultimo incontro e le lascerà per intero il proprio magro patrimonio da utilizzare per la sua scuola.

Per, un uomo fortunato che getterà all’aria la sua fortuna per orgoglio. Un uomo ambizioso e testardo, che insegue un sogno ed arriva ad un passo dal realizzarlo, ma lo uccide con le sue stesse mani perché non è disposto ad umiliarsi chiedendo scusa all’ottuso colonnello che ha il potere di approvare il suo progetto. In lui, Per rivede suo padre. Il fantasma del padre e del suo passato, l’ossessione della fede, seguiranno Peter fino a Copenaghen; fuggendo dalla sua famiglia, Per non risolve il proprio conflitto interiore, lo lascia lì, pronto ad esplodere in scatti improvvisi di rabbia ed ai limiti della pazzia. L’amore di Jacobe, l’unica persona ad averlo capito veramente, sembra rasserenarlo; ma Per, rimasto nel suo cuore un ragazzo immaturo e volubile, è incapace di ricambiare la profondità di tale sentimento e le sue responsabilità. Scappa ancora, tornando a casa, dove ci sono le sue radici; sposa la figlia del vicario, conquistato dalla sua bellezza esteriore, ma il loro rapporto è privo di quella comprensione reciproca, quel rispetto e quell’amore che solo in Jacobe aveva trovato. Nella sua terra natia, nelle sue radici, Per crede di ritrovare la propria libertà e la pace interiore, ritrovandosi invece nuovamente incatenato dai vincoli di una religione ossessiva e castrante, ed anelando ancora a qualcosa di diverso.

La religione. Il conflitto tra cristianesimo ed ebraismo è uno dei punti focali del film; bigotto, oppressivo, umiliante, il primo; lungimirante, tollerante e libero il secondo. Se la famiglia di Jacobe accetta di buon grado il suo fidanzamento con un uomo di fede diversa, non così quella di Per, che al contrario ostacolerà la sua unione con una donna ebrea; come aveva ostacolato il sogno di Per di diventare ingegnere e vivere una vita diversa dalla loro. Il regista rende la durezza e l’ottusità della religione cristiana con raro ingegno, suscitando nello spettatore sentimenti contrastanti: Per è una vittima della religione in cui è stato educato, ma è anche un carnefice, un uomo egoista ed immaturo, ambizioso, arrogante ed orgoglioso. Ecco un altro punto focale dell’opera di August: quanto costa l’orgoglio? A Per è costato tutto. I suoi sogni, la sua vita, il vero amore. L’orgoglio e le unghie uncinate del cristianesimo hanno riportato Peter nell’abisso da cui aveva tentato disperatamente di uscire. Per ritrovare se stesso, dovrà lasciare tutto e vivere in solitudine nella sua terra. Fare i conti con il suo passato ed i suoi errori. Il suo unico rimpianto, se pur non espresso apertamente, è aver lasciato Jacobe. Con la maturità degli anni, Per si rende conto di cosa ha perso; è tardi per tornare indietro, ma non per dimostrare a Jacobe che il loro sentimento era vero e profondo, e lo fa lasciando a lei, come ad una moglie, la sua eredità.

Per per certi tratti ricorda la Rossella di Via col vento; entrambi caparbi ed orgogliosi, ossessionata lei dal suo amore per Ashley, lui dal suo geniale piano ingegneristico, passeranno sopra tutto e tutti per realizzare il loro sogno, rendendosi conto troppo tardi di cosa gli è costata la loro ossessione ed il loro orgoglio: Rhett per Rossella, Jacobe per Per. Ma c’è in A Fortunate Man una componente più profonda ed intimista; laddove Rossella è cresciuta ricca, viziata e felice, Peter Andreas, cresciuto invece in una Danimarca povera e rurale ed in conflitto con il severo padre, porterà questo continuo conflitto, la lotta interiore con il proprio passato, la famiglia, la religione, dentro di sé per tutto il film. Ed il finale è la chiusura del cerchio; la risoluzione dei conflitti, la profondità dei sentimenti rivelata.

A corollario di questo avvincente dramma storico, ambientato alla fine dell’800, la spettacolarità della fotografia di A Fortunate Man ci mostra in tutta la sua bellezza la natura selvaggia dei paesi nordici, che dà al film, ed allo spettatore, una ventata di libertà, in contrapposizione all’animo incatenato del protagonista ed alla oppressione della religione cristiana.

Michela Aloisi

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