Un ruggito e una carezza
Nathan Villanneau non ha frequentato una scuola di cinema, ma questo da autodidatta qual è non gli ha impedito di diventare un regista da tenere seriamente in considerazione da qui ai prossimi anni, date le capacità innate che ha dimostrato di avere e la qualità delle opere prodotte sino ad oggi. Abbandonato il settore dell’ospitalità e della ristorazione ha deciso, insieme a Nicolas Audouin, di fondare l’associazione Silence ça tourne, che si è rivelata essere un trampolino di lancio per molti giovani cineasti di Angers, sua città natale. Con e attraverso questa associazione ha potuto realizzare anche il suo desiderio di creare un cinema incentrato sulle emergenze sociali e il cortometraggio da lui diretto dal titolo Fort comme un lion (Strong as a Lion), presentato nel concorso internazionale della 44esima edizione del Sulmona International Film Festival 2026 dopo l’anteprima al Clermont-Ferrand International Short Film Festival 2026, ne rispecchia appieno le intenzioni.
Nel corto scritto a quattro mani con Claire Griois, Villanneau affronta il delicato e complesso tema del bullismo. Lo fa portando sullo schermo la claustrofobia dell’infanzia attraverso le umiliazioni quotidiane di Léonard, come quelle che subisce una mattina d’autunno, quando una tempesta gli impedisce di prendere la bicicletta e lo costringe a salire sullo scuolabus, dove si troverà faccia a faccia con i carnefici e troverà il coraggio di reagire.
Il regista francese si confronta con delle tematiche di estremamente sensibili come il bullismo, l’isolamento e la vulnerabilità infantile e lo fa con un’opera di grande tensione e coinvolgimento emotivo. Le scene sullo scuolabus sono un concentrato molto forte e al tempo stesso misurato in tal senso, rese tali e veicolate dalla potenza espressiva della fotografia opprimente di Lauranne Arrighy e dall’intensa interpretazione del giovanissimo Alioune Monteiro. Approccio e temperatura si caratterizzano proprio per la capacità della messa in scena di non scivolare mai nelle sabbie mobili della spettacolarizzazione del dolore. In un contesto segnato da vessazioni continue e dall’assenza dei genitori, Fort comme un lion riesce a dare voce a un racconto attuale e profondamente umano, che allarga i propri orizzonti narrativi e drammaturgici anche al racconto di formazione e alla bellezza del prendersi cura l’uno dell’altro e dell’amore fraterno, fatto di gesti quotidiani che nella loro semplicità diventano fondamentali.
Francesco Del Grosso









