Prendi l’Arte e mettila da parte
Nel suo lungo e pluridecorato percorso nel circuito festivaliero, che lo ha visto fare tappa in kermesse cinematografiche alle diverse latitudini, alcune delle quali di grandissimo prestigio come il Brussels Animation Film Festival e il Palm Springs International ShortFest, The Undying Pain of Existence è approdato anche sugli schermi italiani, quelli del 27° Festival del Cinema Europeo di Lecce e del 44° Sulmona International Film Festival. Ed è in occasione delle proiezioni in queste importanti manifestazioni del cartellone nostrano che abbiamo avuto modo di vedere e apprezzare il corto animato di Oscar Jacobson.
Lo short firmato dal regista svedese di adozione svizzera rappresenta il suo saggio di diploma alla Filmakademie Baden-Württemberg, accademia che negli anni ha formato e consegnato al mondo della Settima Arte diversi talenti nel campo del cinema di animazione e Jacobson è uno di questi. L’autore ha potuto contare su un team piuttosto nutrito di compagni di corso, che da lui coordinato ha dato forma e sostanza audiovisiva a un’opera in 2D Computer animation della durata di cinque minuti. Nella timeline a disposizione, tanto per rimanere in ambito scolastico, è un’accademia d’arte a fare da cornice alla vicenda narrata. Qui un modello nudo posa con statuaria immobilità per un corso di disegno d’élite, finché una puntura di zanzara non mette a dura prova il suo autocontrollo. Impazzito dal prurito, si ritrova combattuto tra la spietata esigenza di perfezione e i suoi impulsi più sfrenati e animaleschi.
Con un’animazione easy in stile bozzetto che rievoca il disegno a matita a mano libera che è oggetto della narrazione stessa, nella quale un arcobaleno di colori irrompe e si riversa come uno tsunami sullo schermo spazzando via la monocromia iniziale, Jacobson confeziona una divertentissima commedia che eleva una semplice sensazione fisica a riflessione inquietante sul controllo e sull’esistenza. Una tematica che il regista scandinavo affronta con l’arma dei coinvolgimento di massa dell’umorismo graffiante, ma senza sminuirne la portata e il significato, avvalendosi solamente di suoni onomatopeici e non di dialoghi.
Francesco Del Grosso









