Il romanticismo criptico di Lili Horvat
È facile, soprattutto in qualità di spettatori che trovano affascinante l’indecifrabile, restare ammaliati dalla peculiare poetica di Lili Horvat. Il cinema di questa regista ungherese è definito dalle impercettibili correnti trasformative che attraversano la sua piccola filmografia, e si presta a venire psicanalizzato attraverso gli elementi che ricorrono nei suoi personaggi: decorati professionisti, rigorosamente di quarant’anni, che si lasciano la carriera alle spalle per trasferirsi a Budapest e inseguire l’amore. Un profilo estremamente specifico che è comune alle protagoniste dei suoi ultimi due film, due donne che prosperano nelle confortanti atmosfere bizzarre a cui Horvat ci ha abituato. È altrettanto difficile, tuttavia, spiegare in termini concreti come le sue decostruzioni del romanticismo riescano a metterne in luce le contraddizioni intrinseche, senza rinunciare a una fondamentale componente di delicatezza.
Se la neurochirurga di Preparations to be Together for an Unknown Period of Time, presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 2020, si invaghisce a tal punto di un collega da prendere una serie di decisioni irrazionali impensabili, la brillante scienziata di My Notes On Mars, selezionato per aprire la medesima manifestazione all’83esima Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica, subisce un crollo mentale a causa della sua ossessione per il pianeta Marte. La soluzione di Margot (Mackenzie Davis) e del marito Sam (Rupert Friend), nel pieno di una crisi matrimoniale, è quindi di fuggire lontano dalle aspettative spostando la loro vita in una villa in periferia di Budapest. Peccato che durante un’escursione in montagna Margot scompaia senza lasciare traccia, venendo successivamente data per deceduta dai soccorritori.
La vera disamina dell’intimità di coppia a cui lavora Horvat comincia due mesi dopo, quando Margot si presenta improvvisamente al suo “funerale”, per lo sgomento di tutti i presenti. La ragazza non ricorda nulla della sua vita fino a quel momento, ma percepisce istintivamente di voler distruggere il taccuino con le sue ricerche su Marte che sa di conservare in casa da qualche parte. Prova inoltre una strana attrazione carnale per il dipendente di un osservatorio con cui ha brevemente flirtato prima della sua sparizione, un dettaglio che contribuisce a rendere la situazione difficile per il marito. Nonostante sia evidente che sua moglie non è più la stessa persona di prima, Sam si aggrappa a questa seconda possibilità improvvisandosi il compagno modello che non è mai stato. L’amore con cui si prende cura della “nuova” Margot è del tipo più puro che esista, sbocciato dal desiderio di proteggere una creatura che ha le sembianze della sua amata e che percepisce come vulnerabile.
Ricalcando il modello collaudato da L’avventura, capolavoro di Michelangelo Antonioni dalla premessa simile, My Notes On Mars fa quindi emergere un duplice studio caratteriale che arriva alla verità di un rapporto attraverso identità diverse da quelle che ci vengono presentate all’inizio. La Horvat resetta dunque un matrimonio in crisi alle sue impostazioni di fabbrica, dimostrando che innamorarsi una seconda volta della stessa persona non solo non è fantascienza, ma è anche l’unica strada per restare uniti. Tutto questo avviene sotto l’influenza diretta del pianeta rosso, tanto distante quanto ricettivo allo sguardo di Margot, capace di insinuarsi con il pensiero nelle sue più recondite cavità. Fin dalla prima sequenza, grazie anche al comparto sonoro atmosferico, è dura rimanere impassibili davanti ai tentativi di questo piccolo dramma a tinte fantascientifiche di evadere i confini della propria realtà e, con essa, delle sue regole. In particolare, la maestria di Lili Horvat risiede nel suo inscenare con leggerezza, sempre sul filo di un fragile realismo, avvenimenti i cui meccanismi sono ancora preclusi all’uomo, ma che offrono spunti concreti per metterci in discussione. Quella che le Giornate degli Autori hanno lanciato nel panorama internazionale è un’autrice dalla sensibilità unica, Il cui cinema non si conforma ai manierismi più inflazionati del circuito festivaliero.
Dobbiamo ascoltarla e accettare fin da subito che non sarà mai possibile conoscere fino in fondo chi ci sta accanto, ma forse non importa nemmeno. Per scendere a patti con questa incertezza è sufficiente essere pronti ad abbracciare ogni cambio di prospettiva che la vita pone sul nostro cammino, persino quando questo significa abbandonare la terra con la persona amata.
Alessio Vinciguerra






