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Hokum

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VOTO: 6,5

La maledizione ha una stanza tutta sua

Damian McCarthy dopo aver diretto Caveat e Oddity, ritorna al timone di regia con Hokum, il suo nuovo lungometraggio dalle connotazioni cupe deflagranti nell’horror, senza lesinare derive da film giallo. L’abbrivio della storia vede un viaggiatore misterioso attraversare il deserto insieme ad un bambino, sperduti tra le dune infinite con all’orizzonte un sole accecante.Tensione e temperatura si abbassano presto quando l’attenzione vira sul protagonista, lo scrittore Ohm Bauman (Adam Scott), che giunge in una remota locanda sita tra i boschi dell’Irlanda, per spargere le ceneri dei suoi genitori, proprio lì dove un tempo gli stessi trascorsero la luna di miele. Tra quelle mura egli prenderà una stanza, accorgendosi però ben presto che quel luogo cela inquietanti segreti in una camera nuziale chiusa da anni.
L’ambientazione fin da subito suscita reminiscenze con Shining di Stanley Kubrick, non solo per l’albergo che trasuda di maledizione, (anche se differisce per dimensioni, relegando Ohm Bauman in corridoi e antri claustrofobici); il protagonista infatti incarna uno scrittore proprio come Jack Nicholson, nelle vesti dell’indimenticabile Jack Torrance nell’adattamento da Stephen King.
Le suggestioni convergono anche verso il film 1408 di Mikael Hafstrom, interpretato da John Cusack e Samuel L. Jackson, poiché si riprende il concetto inquietante della stanza maledetta e inaccessibile, in grado di provocare visioni che sfociano nell’incubo, similmente alla stanza nuziale di Hokum.
Il regista inoltre cita se stesso riassumendo mistero e presenze oscure come in Oddity e puntando su un’ambientazione claustrofobica e su sinistri segreti come in Caveat. Sebbene non vi sia nulla di nuovo a generare curiosità, il cineasta irlandese anche attraverso le scenografie curate da Til Frohlich riesce a costruire una tensione ansiogena che immerge lo spettatore nel dedalo di un orrore sotterraneo, in quell’universo ctonio rappresentato dai corridoi di un albergo, che mostra a Ohm Bauman un portale intriso di maledizione e terrore orientato verso dimensioni che giocano con la mente del protagonista. Il plot non rinnova soltanto il sodalizio con l’horror di Damian McCarthy, ma offre un risvolto giallo alla vicenda nel momento in cui Fiona (Florence Ordesh), la barista della locanda, scompare misteriosamente all’interno della struttura. Da quel momento lo scrittore inizierà una personalissima indagine rinverdendo lo stile dei classici del giallo.
Il piccolo albergo e i dintorni boschivi presentano personaggi bizzarri ed eccentrici: il fattorino Alby (Will O’Connell), anch’egli aspirante scrittore, e Jerry(David Wilmot) che vive nei boschi ed è solito far uso di peculiari sostanze.Sebbene Damien McCarty non proponga sostanziali novità e probabilmente compia un passo indietro rispetto a Oddity, pellicola intrisa di un fascino ammaliante strabordante di inquietanti suggestioni, d’altro canto la sua attuale creatura Hokum riesce nonostante qualche evitabile jump scare, ad attrarre l’attenzione dello spettatore nei meandri di un dedalo maledetto che conduce alla stanza nuziale con visioni allucinatorie, che sono veri e propri ponti dimensionali tra il mondo conosciuto e quello popolato da presenze terrificanti.

Fabrizio Battisti

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