Vivere di emozioni
Dalla sua nascita, ossia dal 2018, il Saturnia Film Festival ha ospitato talenti emergenti e grandi nomi del cinema internazionale che si sono distinti nel corso degli anni nel campo della produzione breve. La nona edizione della kermesse toscana non è stata da meno con una line-up di tutto rispetto che ha visto tra le presenze quella di Lara Panah-Izadi e della sua ultima fatica dietro la macchina da presa dal titolo Normal.
La scrittrice e regista franco-iraniana-americana, con precedenti nell’opera lirica ha affinato le sue competenze collaborando al fianco di cineasti del calibro di Barry Levinson, Quentin Tarantino e David Fincher, per poi attirare l’attenzione della critica e degli addetti ai lavori grazie a una serie di cortometraggi pluripremiati, con i quali ha potuto esplorare diversi generi: dal thriller psicologico (Chloe) al dramma biografico (The Summer of Snakes). Con Normal è stato il turno della commedia nera con tocchi poetici e surreali che ricordano il Jean-Pierre Jeunet dei tempi migliori, quelli di Delicatessen e Il favoloso mondo di Amélie per intenderci. Riducendo al minimo indispensabile i dialoghi a favore di un lavoro più incentrato sulla recitazione corporea e le gag sofisticate alla Jacques Tati, al quale la Panah-Izadi strizza l’occhio e sembra avere attinto a piene mani per costruire il le situazioni e delineare il profilo del protagonista, tale Normal, un uomo ipersensibile che vive letteralmente attraverso tutto ciò che prova. Per sopravvivere alla violenza delle sue emozioni, decide di proteggersi, ma rischia di perdere ciò che lo emoziona davvero.
L’autrice gioca efficacemente con i registri e le tonalità per dare forma e sostanza a un’opera che da un lato accarezza con delicatezza le corde del cuore e dall’altra diverte con improvvisi lampi da dark-comedy che si riversano sullo schermo senza il minimo preavviso, spiazzando tanto il protagonista quanto lo spettatore come nel caso della scena del licenziamento e quella della fine della relazione con la fidanzata. Momenti, questi, che funzionano e colgono nel segno non solo grazia al buon lavoro fatto in fase di scrittura e di messa in quadro, ma anche e soprattutto alla performance di un bravissimo Benjamin Siksou, che riesce a restituire tutta la gamma di emozioni cangianti che travolgono come uno tsunami il personaggio che gli è stato affidato.
Francesco Del Grosso









