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Arca

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VOTO: 8

Il cinema salverà il mondo

L’indubbio talento e le qualità artistiche di Lorenzo Quagliozzi non le scopriamo di certo oggi. Non meno di tre anni fa il cineasta classe 1999 aveva piacevolmente sorpreso gli addetti ai lavori – noi compresi – con una piccola perla dal titolo De l’amour perdu, un pregevolissimo period-drama dalle venature melò ambientato nella Francia occupata dai nazisti, dotato di una confezione estetico-formale e di una maturità registica notevoli e al di sopra della media nazionale per quanto concerne le nuove leve. Il ché ha inevitabilmente generato delle aspettative molto alte nei suoi confronti, che la seconda fatica dietro la macchina da presa ha aumentato in maniera esponenziale.
Battezzato Arca, il nuovo cortometraggio di Quagliozzi, vincitore del premio per il miglior film italiano al Saturnia Film Festival 2026 dopo l’anteprima alla Settimana Internazionale della Critica dell’82esima edizione della Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica, non fa altro che confermare quanto di buono visto nel lavoro precedente, mettendo in evidenza il grande potenziale in dotazione e gli ulteriori margini di miglioramento che a questo punto non vediamo l’ora di vederli fruttare in un lungometraggio. Nel frattempo ci gustiamo questo ennesimo gioiellino sulla breve distanza che ha visto il regista romano cambiare totalmente genere, passando dal dramma storico alla fantascienza distopica.
Usando i codici, gli stilemi e le tematiche del genere di riferimento e della fantastoria, lo short si interroga sul rapporto tra la storia umana e quella della Settima Arte, oltre a riflettere sul rapporto tra immagini e realtà. Due mission, queste, che rappresentano l’anima e il cuore pulsante di un’opera che nasce da un’intensa passione dell’autore per il cinema e dal desiderio di rendere omaggio a un’epoca in cui il cinema influiva sulla realtà con un impatto diretto. Da qui prende forma una rivisitazione in chiave sci-fi che ha come riferimento il cinema americano dei bei tempi che furono, rappresentato simbolicamente dalla produzione di Hollywood, che trasporta lo spettatore di turno in un affascinante e coinvolgente viaggio spazio-temporale che prende il via al culmine della Guerra Fredda. Qui un gruppo di registi hollywoodiani reduci dalle atrocità del secondo conflitto mondiale si unisce in un programma segreto denominato ARCA per sventare la minaccia dell’annientamento nucleare. Un secolo dopo, la loro eredità rappresenterà l’ultima speranza per la sopravvivenza della specie umana.
Un elemento distintivo di Arca, così come era stato anche per De l’amour perdu, è la sua complessità visiva, resa possibile da un approccio artigianale e sperimentale che rinnega la CGI per fare posto a un VFX homemade di buona fattura (firmati dallo stesso regista) e da un fiume in piena di soluzioni tecniche che fanno di necessità virtù, culminando in un epilogo davvero originale, emozionante e impattante in cui il citazionismo è un elemento di arricchimento e non una pratica fine a se stessa nascosta sotto le mentite spoglie di un falso intellettualismo. Diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». Ebbene se 2 + 1 = 3, a Quagliozzi basta un altro prodotto dotato della stesse qualità narrative e cura formale per dimostrare definitivamente di avere tutte le carte in regola per passare al livello successivo.

Francesco Del Grosso

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