Danzare tra le corde dell’Inferno
Alessandro Rak non avrebbe bisogno di presentazioni. A parlare per lui ci sono le straordinarie immagini consegnate allo schermo in questi anni di onorata carriera da uno dei maggiori esponenti del cinema di animazione italiano. Portano la sua firma lungometraggi come L’arte della felicità, Gatta Cenerentola e il più recente Yaya e Lennie, oltre a una serie di cortometraggi tra cui il fresco vincitore del Nastro d’Argento di categoria, Rukeli, presentato nella competizione animata della nona edizione del Saturnia Film Festival, laddove ha fatto tappa portando a casa il premio di categoria dopo la première mondiale nella sezione Orizzonti dell’82esima Mostra Internazionale dʹArte Cinematografica.
Si tratta di un’opera corale che il regista e fumettista napoletano ha realizzato nell’ambito di laboratori artistici e pedagogici con giovani rom e studenti dell’Iti Galileo Ferraris di Scampia, per denunciare l’emarginazione e affermare dignità e memoria. Narra la storia di Johann Wihlelm Trollman, pugile tedesco di origini sinti famoso per il suo stile di combattimento danzato, che fu campione nazionale dei pesi mediomassimi di Germania nel 1933. Il primo pugile rom al mondo a vincere il titolo. Ma con l’emanazione delle leggi razziali venne arrestato e deportato nei campi di concentramento di Wittenberge e Neuengamme, dove morirà nel 1944 all’età di 37 anni. Prima di morire, ridotto a uno scheletro, combatté per l’ultima volta con un kapò nazista che lo riconosce e lo sfida. Contro ogni previsione, lo zingaro Rukeli, che in lingua sinti significa albero, mette al tappeto il kapò nazista e con lui l’intero apparato di potere che rappresenta. Il giorno dopo verrà punito e ucciso per questo, ma Rukeli aveva deciso di morire da campione.
Rukeli è una storia di riscatto, orgoglio e libertà, che passa dalle vicende sportive e umane di un singolo per ricostruire le pagine di una tragedia collettiva, le cui pagine sono state scritte con il sangue e il dolore di un popolo. Il cortometraggio ricorda così la storia sia personale che sportiva di Trollman ed il terribile sterminio delle popolazioni romanì perpetrato dalla Germania nazista, che uccise oltre 500 mila persone e passò alla storia come Porrajmos Samudaripen, l’Olocausto delle comunità Rom e Sinti. Il tutto rivive sullo schermo attraverso alcuni momenti cruciali dell’esistenza del protagonista, tra cui i famosi incontri di boxe sul ring e nel campo di concentramento, raccolti e messi insieme sulla timeline di poco meno di cinque minuti attraverso una successione di tavolozze in bianco e nero realizzate con un tecnica molto simile al graffiato di Simone Massi. Il risultato è un connubio perfetto tra immagini poetiche e impattanti e musica avvolgente, capace di creare un legame empatico con il pubblico e fare leva sulla memoria per contrastare le discriminazioni odierne, il nazifascismo e l’antiziganismo. La mente non può non andare a Leone Jacovacci, il boxeur mulatto che il regime cercò di cancellare dalla storia a causa del colore della sua pelle, raccontata nel documentario Il pugile del Duce.
La genesi e la lavorazione laboratoriale non ha rappresentato in nessun modo per Rukeli un limite né dal punto di vista artistico che da quello tecnico, al contrario è stato il vero valore aggiunto per un’opera che proprio nella storia che racconta e nelle forze scese in campo per rievocarla ha trovato il suo motivo di esistere. La vicenda di Johann Trollmann, attraverso il lavoro collettivo dei ragazzi, è diventata infatti la materia prima e preziosa di un racconto animato di memoria, resistenza e dignità, che lancia un messaggio forte contro ogni discriminazione.
Francesco Del Grosso









