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La cena

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VOTO: 9

Una commedia politica irresistibile

Metti una sera a cena un dittatore, i suoi generali, e uno sparuto gruppetto di “rossi” in cucina a preparare gustosi manicaretti per gli acerrimi nemici: gli ingredienti per una commedia esplosiva ci sono tutti, tocca poi al capo chef (in questo caso, il regista) dare al piatto finale il sapore desiderato, che sia dolce, amaro o agrodolce. Con La cena, film conclusivo della 19esima edizione de La Nueva Ola – Festival del Cinema spagnolo e Latinoamericano, il regista Manuel Gómez Pereira mette sul tavolo una pietanza gustosa capace di soddisfare ogni tipo di palato, intrecciando commedia, satira politica e sociale, con un pizzico di sapore dark per non dimenticare che ci si muove su uno sfondo autoritario e dittatoriale.

Il film era già stato nelle sale nostrane ad aprile con il titolo A cena con il dittatore, ma qui viene riproposto a sigillo di una edizione festivaliera variegata e pregna di eventi e contenuti sociali e politici. La cena è infatti una caustica ed irresistibile commedia politica, con picchi da commedia all’italiana che rimandano al Dino Risi di Una vita difficile (interpretato dal nostro grande Alberto Sordi) ma anche ai battibecchi letterari tra Peppone e Don Camillo di Guareschi, intepretati sul grande schermo da Fernandel e Gino Cervi, intrecciando fluidamente farsa e tragicità, grazie ad una sceneggiatura priva di sbavature o refusi. Basato sull’opera teatrale La cena de los generales di José Luis Alonso De Santos, la trasposizione cinematografica di Manuel Gómez Pereira ha con il teatro molti tratti in comune, dalla bella messa in scena dell’hotel all’interpretazione a tratti sopra le righe dei personaggi, dagli intrecci della trama ai duetti tra protagonisti sino ai coup de théâtre che si susseguono senza soluzione di continuità.

Siamo a Madrid, nel 1939; la guerra civile spagnola è terminata da sole due settimane ed il generale Franco ordina che si faccia una cena con i generali nell’elegante Hotel Palace. Solo che nel frattempo l’hotel è stato riconvertito in ospedale da campo: nella grande hall dove dovrebbe svolgersi l’evento per celebrare la vittoria del nuovo regime sono disseminate barelle, feriti, medicazioni varie e finanche una improvvisata camera operatoria. Incaricato della preparazione è il giovane tenente Santiago Medina (un interessante Mario Casas), che si ritrova a collaborare con il maître dell’albergo Genaro (un eccelso Alberto San Juan), in una corsa contro il tempo per reperire personale ed ingredienti per la sontuosa cena. I cuochi migliori sono però tutti in carcere, perchè repubblicani: Genaro riesce ad ottenerne il temporaneo rilascio, salvandoli dal plotone di esecuzione, ma ben presto il loro apporto culinario si trasforma in una sorta di “fuga per la vittoria” in cucina. A complicare le cose, i camerieri di sala richiamati, dichiaratemente falangisti ed in conflitto con i cuochi; soprattutto Rubio (Carlos Serrano), che anela a conquistare la bella Maria (Nora Hernández), fidanzata dell’ingenuo repubblicano Angel (Oscar Lasarte). Vero villain della storia, più che il dittatore Franco, dipinto con aria quasi bonacciona, è il superiore di Medina, il generale falangista Alonso (un inquietante Asier Etxeandia), un uomo violento e senza scrupoli, che non esita a sparare ed uccidere senza pietà chi gli si oppone e a prendere ciò che vuole senza rispetto per nessuno, compreso lo stesso Medina. In un crescendo tra preparativi della cena e piani di fuga, contrasti tra il personale e amorosi, la cena per Franco viene orchestrata con acume ed esperienza dal maitre Genaro, per sua natura neutrale tra le parti; ma non è più tempo per indugiare: questo è il momento di decidere da che parte stare, con il regime vincitore o con i vinti repubblicani.

La sceneggiatura dell’originale testo teatrale di De Santos è stato un lavoro a sei mani dello stesso regista con Joaquín Oristrell e Yolanda García Serrano; il ritmo incalzante ma non concitato lascia spazio agli interpreti per esprimere al meglio le potenzialità dei propri personaggi, mentre le musiche di Anne-Sophie Versnaeyen accompagnano con potenza ed intenzione i momenti clou del racconto, trasportando lo spettatore nel vortice dei preparativi della sontuosa cena… e dell’annessa fuga. Notevole anche la scenografia di Koldo Vallés, che ben ricostruisce non solo il lussuoso hotel Palace ma anche i luoghi di prigionia dei repubblicani rossi e degli anarchici che fan parte della CNT (Confederación Nacional del Trabajo), come Juana, madre di Angel ed esperta cuoca, chiamata a sostituire il riluttante Antón. Come Genaro orchestra la cena, con la stessa perizia il regista Manuel Gómez Pereira orchestra La Cena: ed entrambe risultano appetitose e gustose, al palato del dittatore come dello spettatore.

Michela Aloisi

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