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Muy lejos

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VOTO: 7,5

Da Barcellona all’Olanda, per ritrovare se stesso

Come ha ribadito in sala la co-direttrice del festival, Iris Martin-Peralta, da anni La Nueva Ola – Festival del Cinema Spagnolo e Latinoamericano presta grande attenzione a produzioni cinematografiche che si muovono in ambito sociale e/o LGBT, associando possibilmente a tali temi una forma efficace, consapevole, matura. E il film proiettato alla presenza dell’autore sabato 9 maggio 2026, presso il Cinema Barberini, ci pare abbia dalla sua prerogative simili.

Ennesima piacevole scoperta de La Nueva Ola del Cine Español, sezione iberica della vivace kermesse, Muy lejos (Molt lluny) di Gerard Oms tratta il tema dell’identità da un’angolazione originale, quasi sussurrata e ricca di sfumature. Originale è anche la cornice del racconto: il protagonista Sergio è un tifoso dell’Espanyol, seconda squadra di Barcellona, che al termine di una trasferta sportivamente poco fortunata in Olanda, a Utrecht, colto da un senso di vertigine e di smarrimento finge, pur di non rientrare in patria col fratello e gli amici, d’aver smarrito i propri documenti. A orientare una scelta così singolare, azzardata, è un po’ quell’inquietudine esistenziale che lo ha afferrato all’improvviso, un po’ la possibile infatuazione per un tizio incrociato in strada solo di sfuggita, un po’ il desiderio di abbandonare la routine e affrontare nuove esperienze. Fatto sta che, partita la comitiva di tifosi con cui era venuto, Sergio si mette subito alla ricerca di lavoretti, anche umili, che gli consentano di trattenersi un po’ più a lungo in territorio olandese, sostenuto qui da quell’estrazione proletaria che anche in Spagna lo vedeva barcamenarsi bene tra le difficoltà. Eppure, questa prova di adattamento è per lui un ulteriore test: il momento di interrogarsi, cioè, in modo più deciso sul proprio orientamento sessuale, fino ad allora tenuto nascosto alle persone più vicine e forse anche a se stesso.

Apprezzatissimo al Festival di Malaga, dove ha ottenuto sia il Premio Speciale della Giuria che quello come Miglior Attore tributato a un intenso Mario Casas, Muy lejos riesce a far dialogare efficacemente le inquietudini del protagonista con il contesto. Ciò vale sia per l’ambiente solitamente tradizionalista e “cameratesco” dei tifosi, sia per quell’Olanda celebrata come terra di libertà e trasgressione, ma all’occorrenza chiusa, diffidente, verso chi viene da fuori, sulla quale l’autore posa uno sguardo antropologicamente molto accurato, sincero, pure quando ad emergere sono le microstorie, talora solo abbozzate, dei tanti personaggi minori che affollano il racconto.

Ecco, lo sguardo. Quello di Gerard Oms è scrupoloso, attento ai dettagli, capace di affrescare con precisione determinate atmosfere e di evocare impalpabili turbamenti esistenziali con poche pennellate, tanto da azzeccare sempre il giusto approccio narrativo e formale, a ridosso di quella sobrietà che si bea anche dei toni grigi, piovigginosi, smorti del cielo olandese. Tutto il cast lo accompagna bene in questa sottile indagine. Ma a spiccare è naturalmente lui, Mario Casas, interprete di notevole carisma cui vengono spesso assegnati ruoli da “macho”, ma che qui si è messo a totale disposizione del regista anche nello “spogliare” di tale aura il proprio personaggio, nel farvi affiorare le insicurezze di un’identità sessuale troppo a lungo repressa e con ciò tutta la fragilità che ne può conseguire. Fino al così armonico, catartico e tutt’altro che declamatorio epilogo.

Stefano Coccia

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