Il terrore corre per la casa
Tra i titoli della rassegna della 28esima edizione del Far East Film Festival, in proiezione presso Il Visionario, anche la versione restaurata del giallo psicologico a tinte horror del 1981 In the Wink of an Eye (titolo originale, Kisapmata) di Mike De Leon, ispirato al rapporto di un vero crimine, The House on Zapote Street di Quijano de Manila (Nick Joaquin), come ben specificato nei titoli di testa del film. La versione restaurata è dedicata ad alcuni dei protagonisti, Charito Solis (Dely, madre di Mila), Vic Silayan (Dadong, padre di Mila), Jay Ilagan (Noel, sposo di Mila), Ruben Rustia (padre di Noel), Cesar Hernando (scenografo del film).
In the Wink of an Eye è un intreccio tra dramma familiare, poliziesco e giallo psicologico; la paura sottile che permea tutto il film si concentra nella figura dell’ex poliziotto e padre-padrone Dadong, morbosamente attaccato alla figlia Mila in modo velatamente (e neanche troppo) incestuoso, ma si trasmette a chiunque abbia un rapporto con lui, in primis la stessa Mila (Charo Santos), sua madre Dely e la governante Onyang (Aida Carmona), fino al neosposo di Mila, Noel, costretto, dopo il matrimonio, ad abitare sotto lo stesso tetto. Ogni tentativo di sfuggire alla morsa soffocante di Dadong si scontra con una realtà difficile da affrontare, sino alla conclusione finale, che spezza ogni speranza di lieto fine per la giovane coppia.
Con In the Wink of an Eye, il regista affronta esplicitamente (come da sue stesse dichiarazioni) il regime dittatoriale di Marcos, attraverso la figura autoritaria di Dadong, ex poliziotto che racconta della normalità della corruzione del periodo, realizzando un’opera claustrofobica, permeata dal terrore come anche dall’incapacità di reagire ai soprusi da parte dei protagonisti, vessati dal dispotismo di Dadong. Silayan interpreta il suo personaggio con un’intensità che devasta, evocando la figura dell’uomo forte, patriarcale, dittatoriale, che governa la sua casa come Marcos tenne le Filippine, con pugno di ferro che non ammette repliche o confronti.
Gli scenari sono pochi e dimessi, la casa di Dadong e della sua famiglia è il centro della storia raccontata da De Leon, come lo era del caso di cronaca narrato: è qui che si svolge tutto, nel regno personale di Tatong Dadong. Se la paura che aleggia in casa arriva, immediata, sin dalla prima scena, il regista svela a poco a poco le dinamiche, i retroscena e lo svolgimento della storia, portando lo spettatore, come in un film dell’orrore, a riconoscere il Male nel protagonista ed a sperare nella salvezza finale di Mila e Noel, tenendolo al contempo sempre in tensione, puntualizzando con lo scorrere del tempo (scandendo chiaramente le date in sovrimpressione) la crescita del climax sino all’epilogo prevedibile ma non scontato.
In the wink of an eye, letteralmente, significa “in un batter d’occhio”, così come il titolo originale filippino Kisapmata; la storia si svolge infatti “in un battito di ciglia”, in meno di due mesi tra la rivelazione di Mila (primi di novembre) che porterà al matrimonio con Noel (8 dicembre) sino alla conclusione, avvenuta pochi giorni prima di Natale. Non scontata, tra l’altro, la scelta delle date, che ammiccano alla fervente religiosità filippina (a maggioranza cattolica praticante), mostrata chiaramente lungo lo svolgimento del film; ma neppure l’appello a Cristo potrà salvare i due sposi novelli dal loro destino.
Michela Aloisi









