Home AltroCinema Documentari Paul a Mayerling – Un portrait

Paul a Mayerling – Un portrait

173
0
VOTO: 8

Ritratto di regista

In concorso nella 37esima edizione del Trieste Film Festival, sezione Premio Corso Salani, Paul a Mayerling – un portrait di Antonio Pettinelli è una sorta di documentary on the road, girato in tredici anni di lavoro, supervisionato dallo stesso Vecchiali e portato a compimento dopo altri due anni.

A metà della prima decade degli anni Duemila, il caso mi porta ad incontrare Paul Vecchiali. Da quel momento nasce un’amicizia segnata da un vivace confronto sul cinema e sulla vita. Nel 2009 gli chiedo di poter girare il backstage del suo prossimo film. È così che ha inizio la lunga elaborazione di Paul a Mayerling, un ritratto. Passo dopo passo, il progetto raggiunge il suo compimento all’inizio del 2025, con l’aiuto di tanti amici che, come in una staffetta, hanno contribuito alla realizzazione di questo documentario” (A. Pettinelli).

Girato inizialmente durante le riprese di Les gens de’n bas (2010) e Ritorno a Mayerling (2011), il film di Pettinelli si arricchisce a mano a mano di interventi, breve interviste, ripresi tra la villa di Plan de la tour, Saint Tropez, Tolone, Parigi, Roma; una storia narrata per capitoli, non temporali ma piuttosto emozionali, in cui Paul Vecchiali si racconta e viene raccontato, infine spettatore e commentatore di se stesso e di ciò che di lui viene detto dai tanti amici nel corso degli anni.

Vecchiali sceglie il cinema ancora bambino, quando assiste alla proiezione del film Mayerling di Anatole Litvak (1936), interpretato da Danielle Darrieux nei panni di Maria Vetsera: il suo destino di cineasta inizia così, con il sogno di dirigere egli stesso, un giorno, la Darrieux. Un sogno realizzato anni dopo: la sua Musa appare infatti in diverse sue opere, tra cui il cameo di Les Petits Drames (1961) e l’interpretazione di En Haut Des Marches (1983). Libero per indole e natura, artista poliedrico, alla regia cinematografica (e televisiva) Vecchiali ha accostato quella di opere teatrali, oltre alla scrittura di romanzi, testi di canzoni e poemi, finanche un saggio in due tomi sul cinema francese degli anni trenta e una autobiografia di più di mille pagine. Ma è il cinema il fulcro del suo essere: cinema inteso non come creazione ma come scoperta ininterrotta, a partire da un pre-testo che nasce da momenti, idee di personaggi, situazioni accumulate nella testa e si trasformano a poco a poco fino al testo vero e proprio che è il film; il film, dice Vecchiali, “non bisogna farlo, bisogna scoprirlo. Bisogna andargli incontro”. Una visione quasi romantica, ma che ha permesso al cineasta di realizzare il proprio mondo cinematografico, che è sempre stato altro rispetto al contesto comune, creandosi una personale factory di attori e tecnici che hanno collaborato per anni, vivendo e lavorando tutti insieme in casa, prima a Parigi poi a Mayerling, la villa nel sud della Francia in cui Vecchiali ha vissuto e realizzato i suoi ultimi film e in cui storie e personaggi si intrecciano. Tra questi attori, un posto di rilievo occupa Hélène Surgère,: una collaborazione durata dieci anni, interrotta per il desiderio dell’attrice di andare avanti e guardare al futuro. Eppure l’ultima battuta di lei al cinema è ancora in un film di Vecchiali, Les gens d’en bas: “forse sono un fantasma”. Altre collaborazioni ricorrenti, quelle con il direttore della fotografia Philippe Bottiglione. il compositore Roland Vincent, gli attori Mariane Basler, Valèrie Trebor, Yves Rejasse. La capacità di Vecchiali di mettere insieme un cast di attori professionisti e non, crea un unicum importante; la differenza tra i primi ed i secondi, per il regista, è solo nel modo in cui vengono diretti. La direzione, per il cineasta, è fatta di equilibrio: non deve mai andare oltre il rispetto per la persona. Il regista è un manipolatore, la manipolazione (di personaggi, costumi, scene ecc.) è il suo potere; ma è un potere che trova il suo limite nel rispetto.

Cinema, attori, il potere manipolativo del regista, la volontà di fermare l’istante che il caso contrasta, il rispetto per il cinema commerciale che non mente e il vero cinema d’autore che è morto, la libertà di esprimersi data dalla libertà nel budget, l’ammirazione per i gatti, che hanno un modo tale di imporsi da non poter essere ignorati; Pettinelli compone un mosaico affascinante di Vecchiali, tra l’uomo ed il cineasta, mentre Pallas e Judith, la regina di picche e la regina di cuori, li osservano di sottecchi: le due gatte, nera e rossa, che con Paul ed il suo compagno (e produttore) Malik Saad dividevano Mayerling. A fine ottobre 2022, Pettinelli e Vecchiali si abbracciano per l’ultima volta: poco più di due mesi dopo, nel gennaio 2023, ha lasciato per l’ultima volta la sua villa e questo mondo. Ma la sua eredità, cinematografica e non solo, sopravvive ancora.

Michela Aloisi

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

9 + 2 =