Home Speciali Interviste Escape: incontro con il regista Lee Jong-pil al Florence Korea Film Fest...

Escape: incontro con il regista Lee Jong-pil al Florence Korea Film Fest 2025

968
0

«La fuga non garantisce la felicità»

«La Strada di Federico Fellini ha sicuramente avuto una grande influenza su di me. Degli autori contemporanei italiani mi piacciono molto i film di Nanni Moretti», queste le parole del regista Lee Jong-pil, ospite della 23a edizione del Florence Korea Film Fest, in programma a Firenze dal 20 marzo 2025. Ed è proprio nella giornata inaugurale della rassegna toscana dedicata al meglio della cinematografia sudcoreana che il cineasta di Seul ha presentato in anteprima italiana nella cornice de La Compagnia il suo ultimo lavoro dal titolo Escape, storia di un militare nordcoreano che sogna una vita migliore in Corea del Sud.
«Lo scenario si ispira a una storia realmente accaduta, di questo soldato nordcoreano che alla fine muore ucciso da uno sparo d’arma da fuoco mentre tentava di oltrepassare il confine verso il Sud», ha raccontato Lee Jong-pil, a proposito del film, che si svolge nella zona demilitarizzata coreana (ZDC), barriera di confine che divide a metà la penisola coreana, dove il sergente protagonista viene colto mentre tenta la fuga al Sud. «Invece la mia ispirazione registica viene dalla notizia di due giovani africani che si sono infiltrati in aeroporto e si sono letteralmente legati all’aereo pur di fuggire e arrivare in Europa. Mi sono chiesto: cos’è questo istinto umano, questi sentimenti, queste emozioni che proviamo a prescindere dalla regione, dalla nazionalità e dall’etnia, che ci spingono a desiderare una vita migliore?».
Lee Jong-pil ha poi voluto approfondire alcuni aspetti e tematiche al centro della pellicola: «Con questo film ho voluto esplorare il desiderio universale e fondamentale degli esseri umani di “fuggire”. Escape non è solo la storia di un disertore. Il protagonista potrebbe essere il giovane africano o chiunque di noi viva oggi in Corea del Sud (…) La fuga non garantisce la felicità. Tuttavia, piuttosto che vivere una vita senza senso qui, gli esseri umani preferiscono sognare la speranza, anche a costo di rischiare la morte. Fuggire è un’emozione. I sensi si acuiscono. Nonostante l’ansia e la paura ci inseguono, c’è ancora la speranza di un futuro migliore. Ho voluto rappresentare in modo vivido quell’incubo seducente. In definitiva, questa è una storia di esseri umani che, spinti dal destino, si allontanano da un mondo predeterminato per forgiare il proprio cammino. Volevo vedere il sorriso macchiato di sangue alla fine di quel viaggio».
L’autore ha parlato anche dell’ambientazione e di come ha deciso di rappresentarla nella messa in quadro di Escape: «Non ho mai avuto modo di visitare la Corea del Nord, non la conosco. In più, da uomo nato in Corea del Sud ho l’obbligo di leva. Mentre adempivo ai miei doveri di leva mi ritrovavo a fare dei sogni, dove accidentalmente mi ritrovavo in Corea del Nord. Una delle mie direzioni in questo film quindi è stata quella di tentare di renderlo un po’ come un incubo, un sogno a occhi aperti. La mia intenzione è stata di non rendere la Corea del Nord come qualcosa di diverso. Ho iniziato questo film pensando che si trattasse solo di nord coreani, invece è una storia che mi tocca, che riguarda anche me, che mi rappresenta».
A proposito dell’Italia e del cinema nostrano: «Lo guardavo sin da bambino, mi rimane ancora adesso la sensazione e l’impressione che mi hanno lasciato i film italiani, la musicalità della lingua, la sua capacità di esprimere le emozioni, quelle felici e quelle tristi, un’intonazione emotiva».

Francesco Del Grosso

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

2 × quattro =