The Loved Ones

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8.0 Awesome
  • voto 8

La reginetta del ballo

Come distinguere, nell’ambito di un genere composto da delicati equilibri come l’horror, una pellicola di routine da un’opera di valore? Per farsi un’idea concreta della questione potrebbe essere utile dare uno sguardo a questo ammirevole The Loved Ones, esordio al lungometraggio del regista/sceneggiatore australiano Sean Byrne transitato in Italia solo nell’ambito del sempre illuminato Festival di Torino, nell’edizione 2009.
La nuda trama è senza dubbio abbastanza estrema da attirare l’attenzione dell’appassionato. In un’ambientazione liceale c’è una ragazza disadattata, Lola, in cerca di un partner per il ballo scolastico. Crede di averlo trovato nel coetaneo Brent, ma quest’ultimo rifiuta l’invito, perché già impegnato. Mal gliene incoglierà, poichè Lola e suo padre si dimostreranno tipi con più di qualche rotella fuori posto.
Come fantasiosa divagazione del sottogenere torture porn The Loved Ones avrebbe avuto di suo le carte in regola per funzionare egregiamente in modo autonomo. Di sequenze al limite della sostenibilità ce ne sono in larghissima quantità, selezionate al meglio attraverso un accurato ma abbondante dosaggio di sangue e rivelazioni collegate ad arte al suo scorrere. Del resto già l’idea di partenza di ibridare l’attuale horror di tendenza con il lato oscuro del teen movie – do you remember il classico anni ottanta Pretty in Pink? – poteva essere apprezzabile nell’originalità dell’operazione; ma forse non sarebbe stato sufficiente a realizzare un gran film, se dietro non ci fosse stato altro. Ed a tracciare una linea di demarcazione netta e invalicabile tra il semplice disturbante e l’incancellabile perturbante in The Loved Ones provvede un sostantivo sempre più spesso ignorato dalle pseudo nuove leve, incaricate di rivitalizzare un genere ma che invece puntano solo a colpire lo stomaco dello spettatore piuttosto che scavare dentro la sua angoscia. Ebbene, questa ordinaria parola si chiama Dolore. Risulta abbastanza facile, infatti, suscitare ribrezzo, indignazione ma anche malcelata complicità voyeuristica mostrando inchiodamenti, trapanazioni e mutilazioni assortite compiute su esseri umani; assai più difficile è creare un moto di partecipazione emotiva in chi assiste sullo schermo a tali vicende. The Loved Ones ci riesce perché, prima dell’orrore fisico, racconta in profondità inusitata il background morale disastrato di ogni personaggio del film. Brent, ad esempio, ha causato involontariamente la morte del padre in un incidente automobilistico, il cui evento – in un formidabile twist narrativo – si scoprirà direttamente collegato al calvario che sarà costretto a subire per mano di Lola. La vena di follia di quest’ultima viene mostrata da Byrne nella totalità della sua deflagrazione, facendo sottilmente intuire il dramma di una personalità sistematicamente rifiutata dalla propria generazione e dal proprio tempo, per certi versi quasi costretta a rifugiarsi in un rapporto incestuoso – in The Loved Ones c’è ben più di un’allusione a ciò – con il genitore. Anche dei personaggi di contorno si percepisce con assoluta chiarezza la totale vacuità o addirittura la disperazione esistenziale. L’amico di Brent in cerca di sesso facile lo troverà in una studentessa inesorabilmente segnata da un’altra immane tragedia. La madre del protagonista invece, ancora sofferente per la perdita del marito, sopravvive in uno stato di abulia da cui si scuoterà solo per la scomparsa del figlio, rapito dall’insospettabile (ma fino ad un certo punto…) duo. In misura ancora maggiore di capisaldi cinematografici del sottogenere al quale si accennava poc’anzi – tipo il peraltro rimarchevole Martyrs, del francese Pascal Laugier – The Loved Ones è costruito sulla falsariga di un percorso “a scatole cinesi”, capace di condurre lo spettatore ignaro in un tunnel oscuro che conduce sino alla scoperta della più terribile delle verità: laddove cioè la fuoriuscita materiale del Male pare ineluttabile tanto quanto un banale bisogno fisiologico.
Ovviamente The Loved Ones non sarebbe risultato alla fine così efficace senza l’indimenticabile performance di Robin McLeavy nei panni di Lola. Un personaggio enormemente più grande del proprio destino, che si compie in un finale di sicuro efficace e spettacolare ma che probabilmente rappresenta una delle pochissime concessioni ai luoghi comuni del genere compiute dal regista Sean Byrne. Per Lola si arriverebbe a versare persino una, straziante e straziata, poetica lacrima. Uno dei non pochi “miracoli” compiuti da un film capace di trascendere la sua stessa natura, per raggiungere vette di drammaticità inconsuete anche per molte opere circolanti in giri ben più alti.
Se trattasi di caso fortuito o di puro talento, questo sarà solo il futuro a dircelo. Ma intanto godiamoci questo The Loved Ones, dalla “bellezza” pressoché infinita…

Daniele De Angelis

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