Da due mondi diversi
Tra i titoli maggiormente attesi, in concorso, all’83esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (su Netflix dal 6 novembre 2026) v’è indubbiamente Possible Love (Ga-neung-han Sa-rang), ultima fatica del regista sudcoreano Lee Chang-dong, dedicata al maestro Krzysztof Kieślowski e, in particolare, al suo meraviglioso Decalogo 10 (come sta a indicare la didascalia iniziale “Non desiderare la roba d’altri”). E, di fatto, se, nel corso della sua lunga e prolifica carriera, il cineasta ci ha già regalato numerose soddisfazioni, anche solo da una prima, sommaria lettura della sinossi il presente lungometraggio ci appare immediatamente come un’opera di grande importanza e risonanza.
E così, dunque, la storia messa in scena in Possible Love è quella di due coppie, provenienti da due ambienti completamente differenti, ma che si trovano a dover trascorrere parecchio tempo insieme al fine di realizzare un importante progetto: un operaio ha recentemente perso il lavoro a causa di un licenziamento di massa da parte della sua fabbrica, culminato con uno sciopero represso con la violenza. In seguito a ciò, una regista decide di girare un documentario su quanto accaduto, e seguire le vicende di quell’uomo sembra davvero un approccio interessante all’intero lavoro. Per questo motivo, dunque, ella inizierà a fare amicizia con la moglie del suddetto operaio, la quale, a sua volta, sarà inizialmente entusiasta di poter prendere parte a tale progetto. A loro si unirà, infine, anche il marito della regista, un uomo piuttosto benestante e all’apparenza molto gioviale. A cosa porterà questa loro collaborazione?
La crisi del lavoro, le disumane condizioni a cui devono sottostare alcuni lavoratori, ma anche la necessità di mandare avanti la famiglia (l’operaio e sua moglie, tra l’altro, sono anche genitori di un bambino) senza dimenticare di essere stati felici un tempo sono sfide quotidiane per la nostra prima coppia. Ma mentre, al contrario, la regista e suo marito, soliti vivere nel lusso e senza figli a cui badare, sembrano una coppia felice e dinamica, ecco che pian piano, man mano che si va avanti con la messa in scena, vengono fuori tratti di personalità e dinamiche ben più inquietanti.
Particolarmente degna di nota, in Possible Love, è, a tal proposito, proprio una scrittura impeccabile, perfettamente in grado di conferire a ogni personaggio ogni più sottile sfaccettatura e dando vita, al contempo, a personaggi estremamente vivi e pulsanti. Nessuno, in Possible Love, è realmente privo di macchia (di fatto, l’unica figura con cui ci sentiamo maggiormente di poter empatizzare è proprio lo sfortunato operaio). Pian piano l’invidia inizia a insinuarsi in amicizie appena nate. Al contempo, chi non ha mai vissuto realmente la povertà si rivela pericolosamente cinico e pronto a sfruttare chiunque. E mentre, finalmente, si trova il coraggio di lasciarsi andare in un pianto disperato davanti alla telecamera, c’è chi tenta di prestare conforto controllando, però, che l’inquadratura sia venuta bene.
Possible Love, dunque, è sì un film sull’umanità e le sue mille sfaccettature, ma anche, e soprattutto, su come un sempre più forte dislivello economico e sociale abbia fatto diventare la nostra stessa umanità. Perfettamente in linea con il progetto che nel corso del film viene realizzato, dunque, un approccio estremamente realista, addirittura a tratti quasi documentaristico, si è rivelato la giusta soluzione per mettere in scena il dramma dei quattro personaggi. Allo stesso tempo, però, momenti poetici e fortemente contemplativi stanno a conferire al tutto quella marcia in più in grado di tenerci incollati allo schermo dall’inizio alla fine (e di non rendere eccessivamente “complicata” la lunga durata dell’intero lungometraggio). Lee Chang-dong sa bene cosa trasmetterci e come farlo. Questo suo Possible Love è un’ulteriore prova della sua grande maestria. Le battaglie da combattere ogni giorno sono tante e difficili. L’importante, però, è riuscire a trovare sempre il tempo per una birra nel giardino di casa propria, mentre si osserva la luna insieme alla persona che più ci è vicina.
Marina Pavido









