Questo amore è una catena (con lucchetto e chiave)
Dopo avere conquistato pubblico e critica a Cannes 2025, laddove si aggiudicato il premio per la migliore sceneggiatura nella sezione Un Certain Regard, Pillion – Amore senza freni di Harry Lighton arriva finalmente nei cinema d’Italia, dal 12 febbraio 2026, distribuito da I Wonder Pictures. Il titolo dell’opera prima del regista britannico è esso stesso una dichiarazione d’intenti e una chiave di lettura che sta a indicare il posto del passeggero su una motocicletta, con i bikers gay che lo legano anche al concetto di sottomissione.
La pellicola, liberamente ispirata al romanzo “Box Hill” di Adam Mars-Jones del 2020, è una . Lo fa portandoci al seguito del timido e introverso Colin, che vede la sua vita piacevolmente travolta dall’incontro con Ray, carismatico e fascinoso leader di un gruppo di bikers. Tra i due si instaura presto una relazione BDSM che vede il motociclista nel ruolo del padrone e Colin in quelli del suo devotissimo sottomesso. Sarà l’inizio di una storia d’amore inconsueta e travolgente, che cambierà profondamente entrambi.
Chi ha avuto modo di leggere la matrice letteraria si sarà immediatamente accorto di quali cambiamenti significativi sul versante del plot e dei contenuti ha richiesto l’adattamento in questione, a cominciare dall’ambientazione che vede il film temporalmente collocato nel presente invece che nel 1975, con un Colin che non è più un diciottenne. Modifiche che, pur cambiando i connotati cronologici e il disegno dei personaggi principali, non tradiscono però l’anima del prototipo, con le due opere che, ciascuna a modo proprio e con i mezzi a disposizione, esplorano le dinamiche di potere in una relazione non convenzionale per raccontare un percorso di crescita, emancipazione e scoperta. Tematiche universali, queste, che consentono all’autore di ampliare la gettata e gli orizzonti del racconto sia sul piano contenutistico che emozionale. Il tutto si riversa in una commedia romantica audace, divertente ed estremamente libera che non parla solo di desiderio e di sesso, ma si presenta come una riflessione sulla libertà di essere, sui compromessi interiori e sulla forza delle connessioni autentiche.
Lighton fa suo il testo originale attraverso un lavoro di riscrittura lucido e scarno che porta sullo schermo, con l’aggiunta di scene esplicite mai volgari, l’educazione sessuale e sentimentale del protagonista, un Harry Melling davvero intenso ed efficace nel trasmettere il tumulto interiore, i desideri e le estasi del personaggio che gli è stato affidato. A supportarlo un altrettanto efficace Alexander Skarsgård, che dimostra ancora una volta la sua grande versatilità mettendosi letteralmente a nudo con una figura tanto forte quanto fragile. Le loro performance sono il punto di forza di un film che va oltre la solita novella queer, grazie a un mix very british di humour e insolenza dal retrogusto agrodolce.
Francesco Del Grosso






