Un tributo alle sofferenze del popolo iraniano
In un dialogo emblematico e in parte rivelatore posto più o meno all’inizio di Mortician, al protagonista viene chiesto qualcosa sul fatto se, viaggiando molto attraverso il Canada, gli capiti di incontrare tra i suoi compatrioti più persone favorevoli o più persone contrarie alla Repubblica Islamica. Lui infatti, come evidenzia il titolo inglese, è un responsabile della preparazione e della pulizia delle salme, emigrato nella nazione nordamericana dall’Iran per aiutare economicamente la famiglia in difficoltà, ma stipendiato proprio dal governo per assicurarsi che anche i cittadini residenti all’estero possano beneficiare dei riti funebri islamici. Nonostante ciò l’uomo non ha un’identità politica precisa, si limita a svolgere tale ruolo con una fin troppo marcata deferenza, giusto per non creare difficoltà ai famigliari rimasti in patria. La sua coscienza politica maturerà solo nel corso del racconto, dopo l’incontro con una giovane e popolare cantante vicina invece alle proteste. Gli esiti di tale avvicinamento saranno naturalmente drammatici.
Un po’ per merito del film, un po’ probabilmente per l’impatto emotivo di quanto sta accadendo in Medio Oriente, il film diretto in Canada da Abdolreza Kahani, d’origine iraniana, alla 12esima edizione del torinese Seeyousound ha fatto incetta di premi. A partire da uno dei riconoscimenti più ambiti: la giuria di Long Play Feature – Concorso lungometraggi di finzione, composta da Ilaria Feole, Marco Benz Gentile e Massimo Coppola ha infatti assegnato il premio Best Feature Film – LP Feature – Francesca Evangelisti (1000€ assegnati col supporto di BTM Banca Territori Del Monviso) proprio a Mortician di Abdolreza Kahani. Motivazione: «Per la maestria nella gestione di tutti gli aspetti dell’opera cinematografica con efficacia, economia e forte visione artistica. Una sceneggiatura essenziale e una recitazione magistrale che si adattano perfettamente a uno stile visivo e registico capace di produrre un linguaggio autentico ed esteticamente distintivo. Il modello produttivo – che l’autore stesso definisce solo cinema – è la conferma che ciò che fa del cinema il cinema è lo sguardo». Vieppiù, la giuria composta dai lettori di TORINOSETTE ha assegnato il premio TORINOSETTE Audience Award allo stesso titolo con la seguente motivazione: «Un’opera politica e poetica che rinuncia agli orpelli per farsi testimonianza nuda delle proteste iraniane. Attraverso l’intensa performance e la musica di Golazin Ardestani, il film intreccia storie di esilio e corpi negati, trasformando la malinconia in una potente voce di resistenza e libertà».
Ecco, nella motivazione di questo secondo riconoscimento la valenza politica si fa più chiara, evidente, ma da parte nostra preferiremmo qui sospendere il giudizio, poiché da un lato il lavoro di Abdolreza Kahani ci è parso onesto, ben calibrato, dotato inoltre di una suspense interna destinata a esplodere nel crudele epilogo, ma dall’altro di fronte alla barbarie delle bombe statunitensi e israeliane sulla popolazione dell’Iran forte è il rischio che qualsiasi voce della dissidenza iraniana (che sia radicata nel paese o all’estero) possa essere strumentalizzata, fuorviata, usata a pretesto della vile e sanguinaria aggressione occidentale. Limitiamoci pertanto a riconoscere i pregi cinematografici del lungometraggio, che anche dei titoli di coda sa regalare un’interpretazione personale e fuori dagli schemi.
Stefano Coccia









