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A New Dawn

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VOTO: 7

Spettacolo pirotecnico

È un fatto noto che la Berlinale non si tiri mai indietro quando si presenta l’opportunità di programmare in concorso un film di animazione: una mossa che equivale, sul piano curatoriale, a piazzare un asso sul tavolo, amplificando immediatamente l’ecletticità della selezione. Pochi sanno, ad esempio, che La città incantata, il capolavoro di Hayao Miyazaki, è stato in passato il recipiente dell’Orso d’Oro (questa pillola di conoscenza, mi raccomando, riciclatela con gli amici), ma non serve andare così lontano per riscontrare il legame che unisce l’animazione — in particolare quella asiatica — al festival berlinese. Solo nel 2023 era il turno della doppietta Art College 1994 e Suzume di Makoto Shinkai, regista che molti ricorderanno per il campione d’incassi Your Name. È qui che tracciamo l’ultimo collegamento: in quell’occasione, l’aiuto alla regia era Yoshitoshi Shinomiya, lo stesso artista che quest’anno presenta il suo lungometraggio d’esordio, A New Dawn, alla 76esima edizione del Festival di Berlino.
Shinomiya è noto soprattutto per aver messo le proprie illustrazioni al servizio di sfondi che, esteticamente, si discostano vertiginosamente da questo debutto, inclusi alcuni film dello stesso Shinkai. Proprio per questo è sorprendente realizzare di essere stati catapultati senza preavviso in una danza di colori irrequieta e frammentata, destinata a mettere a dura prova gli spettatori che hanno l’innocua abitudine di sbattere le palpebre troppo frequentemente. “Blink it and you’ll miss it”, si dice — “Sbatti le palpebre e te lo perdi” — un mantra più che mai azzeccato per descrivere l’esperienza di A New Dawn, soprattutto per chi deve anche leggere i sottotitoli. Ma non disperate: la ginnastica mentale necessaria a tenere il passo con i giochi di prestigio del montaggio viene ampiamente ripagata dal costante stupore suscitato dai disegni mozzafiato. A questo proposito, particolari elogi andrebbero spesi per la direttrice artistica Akiko Majima, poiché raramente un film di animazione è apparso così visibilmente ricco di prese di posizione registiche.
La storia segue tre amici di lunga data — due fratelli e una ragazza — cresciuti nel pittoresco villaggio rurale che gravita attorno alla storica Taitou Fireworks, fabbrica di fuochi d’artificio attiva da oltre tre secoli, e alle celebrazioni dell’annuale festival pirotecnico estivo. Ormai prossima alla chiusura per fare spazio a nuove infrastrutture, l’azienda trova difensori soltanto nei tre ragazzi, che per l’occasione abbandonano le loro embrionali vite metropolitane da adulti per fare ritorno alle origini. Negli ultimi quattro anni è stato Keitaro il custode della loro casa-fantasma, isolato dal mondo nel tentativo di aggrapparsi ai ricordi del passato e, soprattutto, nella speranza di svelare il mistero di Shuhari. È Shuhari il cuore di questa fiaba: un fuoco d’artificio leggendario che si dice racchiuda al suo interno l’universo, assemblato dal padre dei fratelli — proprietario della Taitou Fireworks — prima di scomparire senza lasciare traccia. A due giorni dalla demolizione, il piano è chiaro: non resta che svelare la vera natura di Shuhari e farlo finalmente esplodere!
La storia, purtroppo, risulta spesso confusa. Un effetto collaterale dell’eccessivo entusiasmo che anima il progetto, tutto sommato il reato più nobile che si possa commettere nel cinema, e non è da escludere possa trattarsi di un difetto mitigabile con una seconda visione. L’emblema di questa ambizione è rappresentato dalla brusca transizione a una sequenza in stop-motion, inserita senza alcun motivo apparente, se non quello di lasciare di stucco la platea. In soli 76 minuti, che sarebbero stati il doppio in presenza di una struttura convenzionale, la narrazione stessa si fa metafora di un fuoco d’artificio: la salita è rapida e ondulata, ed esiste al solo scopo di arrivare all’esplosione. Ma la salita è anche, implicitamente, una promessa. Promessa di riconnettersi all’eredità familiare, di risanare legami di amicizia, di interrogarsi sull’impatto dell’espansione urbana. A New Dawn è un fumoso distillato di tutti questi elementi, concepito per evocare la sensazione intermittente caratteristica dei ricordi, destinata a svanire gradualmente dopo aver illuminato il cielo.

Alessio Vinciguerra

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