Your Name

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

“Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”

Tenere testa al box office nipponico a un’opera firmata da Sua Maestà Hayao Miyazaki si sa non è impresa da tutti i giorni, per non dire impossibile. Eppure c’è qualcuno che da quelle parti è stato capace di insidiarne il primato con numeri davvero da capogiro. Si tratta di Makoto Shinkai, già autore in passato di perle animate in gran parte sconosciute al grande pubblico italiano, se non a quello degli appassionati e dei frequentatori del circuito festivaliero, come Il giardino delle parole, 5 cm per secondo, Viaggio verso Agartha e La voce delle stelle. Il suo ultimo lavoro Your Name, infatti, si è trasformato in pochissimi mesi (uscito in Giappone lo scorso agosto) in uno dei più grandi successi cinematografici di sempre nel Sol Levante, con oltre 175,8 milioni di dollari incassati fra le mura amiche. Un risultato da record che lo ha consacrato come il 5° più grande successo di tutti i tempi in Giappone e il 2° maggior successo anime del cinema nipponico, secondo solo a quel capolavoro che risponde al titolo de La città incantata.
Ed è proprio su Your Name che Nexo Digital e Dynit hanno deciso di puntare per inaugurare ufficialmente, con una tre giorni evento dal 23 al 25 gennaio, la nuova stagione degli “Anime al cinema” che proseguirà per tutto il 2017. Il film ci catapulta nella vita di due adolescenti di nome Mitsuha e Taki. La prima è una studentessa che vive in una piccola città rurale e desidera trasferirsi a Tokyo, nella grande metropoli dove ogni sogno si può realizzare. Il secondo è uno studente di liceo che vice a Tokyo , ha un lavoro part-time in un ristorante italiano, ma vorrebbe lavorare nel campo dell’arte o dell’architettura. Una notte, Mitsuha sogna di essere un giovane uomo, si ritrova in una stanza che non conosce, ha nuovi amici e lo skyline di Tokyo si apre dinnanzi al suo sguardo. Nello stesso momento Taki sogna di essere una ragazzina che vive in una piccola città di montagna che non ha mai visitato. Ma quale sarà il segreto che si cela dietro questi strani sogni incrociati? Per scoprirlo, ovviamente, dovrete recarvi al cinema senza pensarci più di tanto, perché di giorni a disposizione ne avrete soli tre.  Qualcosa però possiamo dirvela e speriamo che possa servire alla causa.
L’ultima pellicola firmata da Makoto Shinkai conferma ancora una volta il suo grandissimo talento. Nel maggio del 2014, la stessa Nexo Digital ce ne aveva dato un piccolo assaggio, distribuendo il mediometraggio Il giardino delle parole. Con l’approdo di Your Name nel cartellone di gennaio, anche coloro che non hanno ancora avuto l’opportunità di conoscerne le indubbie qualità potranno finalmente rendersene conto. Chi le conosce, invece, saprà che si tratta di uno dei migliori esponenti del cinema d’animazione giapponese contemporaneo, al quale va riconosciuta una straordinaria padronanza delle arti visive e soprattutto una notevole abilità narrativa. Quest’ultima, a dire il vero, in Your Name emerge solo in parte rispetto alle opere precedenti, in particolare al folgorante 5 cm per secondo. Il tallone d’Achille è rappresentato dall’eccessiva lunghezza, ma soprattutto dall’accumulo di finali, ben tre in successione. Si ha la sensazione che, diversamente dal passato, Shinkai non sia riuscito a domare e a condensare la materia a disposizione, non epurando dalla timeline tutta una serie di digressioni che non fanno altro che dilatarla e appesantirla. Un limite, questo, che incide sull’economia complessiva del film e sulla sua fruizione, ma che non mette in discussione tutta un’altra serie di punti di forza, a cominciare dalla scorrevolezza della concatenazione delle scene e dalle tantissime e diverse emozioni che la storia è capace di trasmettere allo spettatore di turno.  Anche se non ci troviamo al cospetto della sua migliore perfomance, l’autore sa come spalancare il ventaglio di tali emozioni e con esso accarezzare il cuore, inumidire gli occhi e regalare sorrisi alle labbra.
Da un punto di vista narrativo e drammaturgico, Your Name non brilla per originalità, anche se alcuni passaggi e invenzioni presenti nel racconto potrebbero dire il contrario. Non mancano, infatti, guizzi e colpi di scena capaci di dare nuova linfa vitale alla storia e alle one lines dei due protagonisti. Anche l’alternanza e il palleggio tra le vicende di Mitsuha e Taki funzionano perfettamente, almeno sino a quando si è in prossimità dell’ondata di finali che si riversa sullo schermo. Sul fronte tematico, invece, il regista giapponese torna nuovamente sui suoi passi, affrontando argomenti a lui cari come lo scorrere del tempo, il peso del destino, ma anche il confronto tra tradizione e modernità. In più, nel plot si è in presenza di una manciata di elementi ricorrenti nei suoi racconti, ossia la divisione in segmenti, ognuno riguardante un arco ben distinto della vita dei protagonisti, il romanzo di formazione e la distanza intesa anche come differenza che tutte le volte separa i protagonisti stessi, mentre questi attraversano le varie fasi delle rispettive esistenze. In Your Name, la distanza è prima spaziale e poi temporale, mentre ad esempio in Il giardino delle parole è l’età dei personaggi a rappresentare lo scoglio più duro da superare.
Il tutto contribuisce a rendere il suo cinema estremamente personale e di conseguenza riconoscibile a un primo sguardo. Così come riconoscibile è il suo stile, basato su un tratto che sa essere semplice e leggero, con lampi di poesia e malinconia che lasciano il segno nella retina dello spettatore (vedi il passaggio notturno della cometa), ma allo stesso tempo di grandissima potenza espressiva ed estrema cura nei dettagli. Un contrasto, questo, che non genera mai un conflitto, ma una meravigliosa armonia di segni, linee e colori, che si manifesta al pubblico sotto forma di panorami e scenari iperrealistici, che da sempre rappresentano il suo biglietto da visita.

Francesco Del Grosso

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